Dammi il flauto!

 

Lezione di musica in quarta elementare. L’insegnante ha portato un flauto nuovo per ogni bambino e li distribuisce agli alunni. L’entusiasmo è grande e ognuno soffia nel suo strumento per provarlo. Finita la distribuzione l’insegnante chiede ripetutamente il silenzio. A poco a poco tutti i bambini smettono di suonare, tranne Silvia, che continua indisturbata a soffiare con energia nel suo flauto. L’insegnante le dice:  «Silvia, dammi il flauto.» Lei domanda: «Perché?» L’insegnante risponde: «Quando ti ho dato il flauto mi hai chiesto forse perché te lo davo?» «No.» Risponde Silvia. «Bene, allora dammi il flauto.» La bambina, disarmata di fronte all’osservazione del maestro, consegna in silenzio lo strumento e la lezione di musica può iniziare.

 


Il signor Si, il più educato di tutti

 

Ho scoperto di recente chi è la persona più educata del mondo. Si tratta di un tale che proprio grazie al suo comportamento esemplare viene indicato di continuo dalla stragrande maggioranza delle persone che conosco come modello degno di essere imitato soprattutto dai bambini. È risaputo che una buona educazione richiede, se non addirittura esige, rispetto e considerazione, perciò il richiamo a questo campione di buone maniere risuona di continuo da ogni lato nelle grandi città come nelle campagne, nei villaggi, nei paesi grandi e piccoli, in pianura e in collina, al mare e ai monti dalle bocche di educatori preoccupati di offire immagini esemplari ai loro protetti. Basta fare una passeggiata in una qualsiasi località frequentata da adulti e bambini per sentire descrivere in continuazione tutte le cose lodevoli compiute da questo illustre signore.

Anch’io mi stupisco sempre di nuovo di quest’uomo così compito e ammodo, di cui si racconta che «Si mangia a tavola, Si dice grazie, Si chiede scusa, Si dice “per favore”, Si cammina senza correre, Si mette in ordine prima di andare fuori», e mi domando se i suoi genitori abbiano ottenuto questi straordinari risultati educativi anche loro raccontando di qualche signore tanto bene educato, oppure dicendo al loro figliolo semplicemente «mangia a tavola, dì “per favore”, metti in ordine prima di uscire». Se così fosse bisognerebbe farlo sapere al più presto a tutti quelli che continuano a raccontare quanto è bravo il signor Si, così forse la smetterebbero una buona volta di fare esempi che i bambini probabilmente non hanno nessuna voglia di imitare.

Fabio Alessandri

L’erba voglio

Una volta, quando i bambini dicevano «Voglio questo o voglio quello» si sentivano rispondere «L’erba voglio non cresce neppure nel giardino del re». Oggi al contrario quando dicono per esempio «Voglio l’acqua», li si invita ad aggiungere le parole «per favore» per ottenere quello che desiderano. Capita così di sentire bambini che esclamano «Acqua per favore!» – senza neanche utilizzare il verbo “volere” – che vengono prontamente serviti, come se un tal modo di esprimersi fosse quanto di meglio un adulto può aspettarsi da un bambino.

Se ci si sofferma un poco a riflettere su questo fatto ci si può rendere conto che una simile dinamica contribuisce a formare nei bambini la convinzione che basti pronunciare il nome di ciò che si vuole (“acqua” o “pane” o altro ancora) per vedere soddisfatte le proprie esigenze, abituando-li ad un atteggiamento di comando che ha conseguenze indesiderabili.

La pacifica convivenza tra gli uomini si fonda sulla possibilità di agire liberamente nel pieno rispetto delle volontà altrui. Questo in altri termini significa rapportarsi agli altri imparando a chiedere o ad offrire loro ciò di cui si ha bisogno senza imposizioni né strumentalizzazioni di alcun genere. Quando, invece di chiedere, si sviluppa nei bambini l’abitudine a essere serviti senza porre alcuna domanda, si manifesta sempre in loro un atteggiamento dittatoriale, la cui conseguenza è quella di far scomparire l’ascolto, il rispetto, la gratitudine, la meraviglia in un’età in cui si acquisiscono abitudini sociali che si porteranno dietro tutta la vita e che sono tanto più difficili da modificare quanto più passano gli anni. Per questo motivo è di fondamentale importanza (oggi più che mai) insegnare ai bambini a chiedere le cose con proprietà di linguaggio e con cortesia, imparando anche a ricevere delle risposte negative quando le circostanze non permettono di ottenere ciò che si desidera.

Ci sarebbe poi anche da chiedersi in che relazione stiano questi fatti con l’idea oggi suggerita da tutta una certa cultura di massa secondo cui chiedere é segno di debolezza, e perciò sconveniente e vergognoso. “L’uomo che non deve chiedere mai” proposto dalla pubblicità di un famoso profumo ha qualche rapporto con il genitore che non è capace di insegnare al proprio figlio a dire “Mi passi un po’ di pane per favore”? Da cosa ci viene la confusione tra il dedicarsi all’infanzia con cognizione di causa e l’arrendevolezza che sottomette l’adulto al capriccio del bambino?

Vediamo così come il superamento della logica espressa dal motto “L’erba voglio non cresce neppure nel giardino del re”, con la quale si mortificava la volontà infantile, ha lasciato oggi il campo a un nuovo errore pedagogico. Un’osservazione spassionata mostra che bambini a cui non è stato insegnato a chiedere con cortesia e in termini espliciti ciò che desiderano e che sono abituati ad essere soddisfatti all’affermazione imperiosa della loro volontà tendono a rivolgere l’attenzione solo a se stessi, considerando persone e cose in modo strumentale – forse proprio come la maggior parte degli adulti che hanno intorno oggi. Il problema in verità non è del bambino, ma dell’adulto che lo educa, in un’epoca in cui le relazioni umane sono fatte di sfruttamento e di strumentalizzazione anziché di comprensione e di aiuto reciproco. Tutto questo si esprime nel linguaggio che usiamo quotidianamente; dobbiamo perciò fare attenzione a quel che diciamo e alle abitudini di pensiero che creiamo nei bambini attraverso l’uso delle parole. La parola ha un potere straordinario ed è nostro compito farne uno strumento consapevole e responsabile nell’educazione dell’infanzia. Torniamo perciò a considerare dove cresca l’erba voglio e quanto sia importante che continui a crescere, affinché domani i nostri bambini abbiano una volontà forte e salda nel realizzare quanto ancora c’è da fare per rendere migliore questo nostro mondo.

Fabio Alessandri