Steiner sulle scuole libere

Pubblichiamo qui un articolo apparso quasi cento anni fa, che risulta oggi più che mai attuale

LIBERA SCUOLA E TRIARTICOLAZIONE 

di Rudolf Steiner

   La cura pubblica della vita spirituale nell’educazione e nella scuola nei tempi moderni è diventata sempre più cosa di pertinenza dello Stato. «Lo Stato deve provvedere alla scuola» è ormai un giudizio talmente radicato nella coscienza degli uomini che chi crede di doverlo ribattere e considerato un «ideologo» alieno del mondo. Eppure appunto in questo campo della vita sta qualcosa che occorre considerare molto ma molto seriamente, perché chi giudica nel modo accennato non ha un’idea di quanto sia «aliena dal mondo» la causa che sostiene. In maniera tutta particolare la nostra scuola porta in sé i contrassegni specifici delle correnti decadenti nella vita culturale dell’umanità contemporanea. Lo Stato moderno non ha seguito con la sua struttura sociale le esigenze della vita. Mostra ad esempio una struttura inadeguata alle esigenze economiche dell’umanità moderna. Non è all’altezza dei tempi nemmeno rispetto alla scuola; dopo averla sottratta alle comunità religiose, l’ha messa totalmente alle proprie dipendenze. La scuola a tutti i suoi gradi forma uomini nel modo occorrente allo Stato per le prestazioni che esso ritiene necessarie. Nell’istituzione delle scuole si rispecchiano i bisogni dello Stato. Sebbene molto si parli di cultura umana generale e di cose simili che si vorrebbero attuare, pure inconsciamente l’uomo moderno sente molto di far parte dell’ordinamento statale e non osserva affatto come, parlando di cultura umana generale, egli intenda in realtà la preparazione a diventare un utile servitore dello Stato.

   A questo riguardo anche il pensiero dei socialisti di oggi non promette nulla di buono. Essi mirano a trasformare lo stato antico in una grande organizzazione economica nella quale dovrebbe continuarsi la scuola di Stato. Tale continuazione ingrandirebbe pericolosamente tutti gli errori della scuola attuale. In essa sussistevano finora molti elementi derivanti da tempi nei quali lo Stato non imperava ancora sull’educazione e istruzione. Naturalmente non si può desiderare la sopravvivenza dello spirito di quei tempi antichi, ma si dovrebbe fare ogni sforzo per introdurre nella scuola lo spirito nuovo dell’umanità progredita. Questo spirito non ci sarà, se si trasforma lo Stato in una organizzazione economica e si riplasma la scuola in modo che da essa escano persone atte ad essere le più efficaci macchine di lavoro in quell’organizzazione economica. Oggi si parla molto di scuola unitaria. Non importa che sotto questo nome ci si immagini teoricamente qualcosa di molto bello poiché, se si fa della scuola un membro di un’organizzazione economica, non potrà essere davvero qualcosa di bello!

   Quello che importa al momento attuale è che si radichi completamente la scuola in una vita spirituale libera. Il contenuto dell’insegnamento e dell’educazione deve essere attinto unicamente dalla conoscenza dell’essere umano in divenire e dalle sue disposizioni individuali. Educazione e istruzione devono avere per base un’antropologia conforme al vero. La domanda che va posta non è che cosa occorre che l’uomo sappia e sappia fare per l’ordinamento sociale esistente, ma l’altra, cioè quali disposizioni porta l’uomo in sé e che cosa può venire sviluppato in lui. In questo modo diventerà possibile che la generazione che cresce apporti forze sempre nuove all’ordinamento sociale. In esso vivrà allora quello che continuamente possono farne gli individui umani completi che vi entrano, anziché costringere la nuova generazione a diventare ciò che l’ordinamento già esistente vuole che essa sia.

   Un rapporto sano tra la scuola e l’organismo sociale si ha soltanto quando a questo vengano apportate di continuo nuove disposizioni umane individuali non ostacolate nel loro sviluppo. Il che può solo avvenire se nell’organismo sociale sia dato modo alla scuola e all’educazione di amministrarsi da sé in piena autonomia. Lo stato dell’economia devono accogliere gli individui umani educati dalla vita spirituale autonoma, non già prescriverne la formazione secondo i loro bisogni. Le direttive su ciò che un uomo a una certa età deve sapere e potere vanno attinte dalla natura umana. Stato ed economia dovranno organizzarsi in modo da corrispondere alle esigenze della natura umana. Essi non devono dire: «Abbiamo bisogno che l’uomo sia in un dato modo per servire a un dato ufficio; esaminate perciò gli uomini che ci occorrono e provvedete affinché essi sappiano e possano quello che va bene per noi». È l’organo spirituale dell’assetto sociale che in piena autonomia deve portare fino a un certo grado di sviluppo gli uomini adeguatamente dotati, e Stato ed economia devono adattarsi ai risultati del lavoro nella sfera spirituale.

   Poiché la vita dello Stato e dell’economia non è qualcosa di separato dalla natura umana ma un suo risultato, non ci sarà da temere che una vita spirituale veramente libera poggiante su se stessa possa educare uomini alieni dalla realtà. Questi sorgono invece quando le istituzioni statali ed economiche esistenti vogliono regolare da sé l’educazione e la scuola. Infatti nello Stato e nell’economia si deve agire nella prospettiva di quello che già esiste, che è divenuto; ma per l’educazione dei giovani occorrono tutt’altre direttive di pensiero e sentimento. Una giusta posizione come educatori ie nsegnanti si ha solo stando di fronte all’educando in modo libero e individuale, sapendosi dipendenti nella propria azione unicamente da conoscenze sulla natura umana, sulla natura dell’ordinamento sociale e simili, ma non da leggi o prescrizioni provenienti da fuori. Se sul serio si vuole trasformare l’ordine attuale della società in un altro retto da prospettive sociali, non si dovrà temere di affidare a se stessa, con un’amministrazione autonoma, la vita spirituale con l’educazione e la scuola. Da questa prova verranno uomini pieni di zelo e di gioia di cooperare all’organismo sociale; invece da una scuola regolata dallo Stato e dall’economia non possono provenire che uomini privi di questo zelo e di questa gioia, perché soffocati dagli effetti di un dominio che non avrebbero dovuto subire, prima di essere divenuti cittadini e collaboratori pienamente coscienti dello Stato dell’economia. Il giovane deve crescere attraverso le forze di un educatore e maestro, indipendente dallo Stato e dall’economia, il quale possa coltivare liberamente le facoltà individuali altrui, perché può esercitare liberamente le sue.

   Nel mio libro I punti essenziali della questione sociale ho cercato di mostrare come, nella concezione della vita dei socialisti che sono a capo del partito, continui a vivere nella sua essenza soltanto il pensiero della borghesia degli ultimi tre o quattro secoli, spinto fino a un certo estremo. È un’illusione dei socialisti che le loro idee rappresentino una completa rottura con quel mondo di pensiero. Non è una concezione nuova, ma solo una colorazione speciale della concezione borghese della vita, data dal modo di sentire del proletariato. Ciò si mostra in modo particolare nell’atteggiamento di questi capi socialisti di fronte alla vita spirituale e al suo inserirsi nell’organismo della società. L’importanza preminente acquistata nell’organizzazione della società borghese degli ultimi secoli dalla vita economica ha fatto sì che la vita spirituale ne diventasse fortemente dipendente. È andata perduta la coscienza di una vita spirituale in sé fondata a cui l’anima umana prende parte. Cooperarono a questa perdita la concezione naturalistica e l’industrialismo. Vi si riallacciò il modo in cui nei tempi moderni la scuola si inserì nell’organismo sociale. Divenne importante il rendere l’uomo abile per la vita esteriore nello Stato e nell’economia. Sempre meno lo si pensò come un essere animico che in prima linea dovrebbe essere cosciente della sua appartenenza a un ordine spirituale di cose e, grazie a questa coscienza, conferire un senso allo Stato e all’economia nei quali vive. Sempre meno elementi presero la loro direzione dall’ordine spirituale del mondo e sempre più dalle condizioni della produzione economica. Nella borghesia ciò divenne una direttiva dell’anima e del sentimento; i capi del proletariato ne fecero una concezione teorica della vita, un dogma.

   Questo dogma diventerebbe disastroso se volesse servire di fondamento alla scuola dell’avvenire. Ma poiché in realtà da una struttura economica dell’organismo sociale, per quanto eccellente, non può derivare il modo di occuparsi di una vera vita spirituale e specialmente un ordinamento produttivo della scuola, questo dovrebbe intanto fondarsi sul proseguimento del mondo di pensiero di prima. I partiti che vogliono essere i sostenitori di una nuova configurazione della vita dovrebbero dunque lasciare che l’elemento spirituale nelle scuole sia curato dai rappresentanti delle vecchie concezioni del mondo. Ma poiché in tali condizioni non potrebbe stabilirsi alcun legame interiore tra la nuova generazione e gli elementi antichi tuttora coltivati, la vita spirituale dovrebbe impantanarsi sempre più. Questa falsa posizione in una concezione della vita che non potrebbe essere per loro fonte di forza interiore, farebbe inaridire le anime di questa generazione. Nell’ordine sociale prodotto dall’industrialismo, gli uomini si ridurrebbero a esseri senz’anima.

   Affinché ciò non avvenga, il movimento per la triarticolazione dell’organismo sociale promuove il distacco totale dell’insegnamento dalla vita statale ed economica. Le persone addette all’insegnamento non devono dipendere socialmente da nessun altro potere al di fuori di quello delle altre persone che collaborano all’insegnamento. All’amministrazione di istituti scolastici, di corsi di insegnamento e simili, deve essere provveduto soltanto da persone che al tempo stesso insegnino, o siano comunque produttivamente attive nella vita spirituale. Ognuna di queste persone dividerebbe il suo tempo tra l’insegnamento, l’amministrazione della scuola e altre attività spirituali. Chi sia in grado di giudicare della vita spirituale senza preconcetti, può riconoscere che la forza viva occorrente per organizzare e amministrare tutto quanto concerne l’educazione e l’insegnamento può svilupparsi nell’anima soltanto in chi sia attivo nell’insegnamento o in altre attività spirituali.

   Certo consentirà pienamente con ciò solo chi spassionatamente riconosca necessario per il nostro tempo l’aprirsi di una sorgente di vita spirituale per la ricostruzione del nostro ordinamento sociale in sfacelo. Nell’articolo su Marxismo e triarticolazione ho accennato all’idea giusta ma unilaterale di Engels secondo cui «al posto del governo sopra le persone subentra l’amministrazione di cose e la direzione di processi produttivi». Quanto è giusto ciò, altrettanto e vero che negli ordinamenti sociali del passato la vita degli uomini era possibile solamente perché, nel dirigere i processi della produzione economica, si dirigevano insieme anche gli uomini. Nel momento in cui questa direzione cumulativa viene a cessare, bisogna che gli uomini ricevano dalla sfera spirituale, poggiata liberamente su se stessa, quegli impulsi per la vita che agivano in loro attraverso la direzione precedente.

   A ciò si aggiunge un altro fatto. La vita spirituale prospera solo quando può svolgersi come un’unità. Dallo stesso sviluppo delle forze dell’anima da cui deriva una concezione del mondo che appaga l’uomo e lo sostiene, deve provenire anche la forza produttiva che fa dell’uomo un giusto collaboratore nella vita economica. È ovvio che uomini pratici per la vita esteriore potranno procedere solo da una scuola che sia idonea a sviluppare in maniera sana anche gli impulsi superiori verso una concezione del mondo. Un ordine sociale che amministri soltanto cose e diriga unicamente processi produttivi, deve a poco a poco traviarsi, se in esso non si possono inserire uomini dall’anima sanamente sviluppata.

   Perciò una ricostruzione della nostra vita sociale deve acquistare la forza di istituire l’autonomia della scuola. Se non si vuole che gli uomini continuino a «governare» gli uomini alla maniera antica, bisogna creare la possibilità che in ogni anima umana lo spirito libero, con tutta la forza via via possibile nelle individualità umane, diventi guida della vita. Questo spirito non si lascia imporre dall’esterno; e sarebbe un tentativo di imposizione il voler regolare la scuola da parte di istituzioni che muovano da prospettive di un ordinamento puramente economico. In tal caso lo spirito libero, dai fondamenti della propria natura, sarebbe portato a continue ribellioni. Continue scosse dell’edificio sociale sarebbero la necessaria conseguenza di un ordine che, partendo dalla direzione dei processi di produzione, volesse al tempo stesso organizzare la scuola.

   Per chi abbracci con lo sguardo queste cose, una delle più impellenti rivendicazioni del tempo diventa la fondazione di una comunità umana che lavori energicamente a stabilire la libertà dell’amministrazione autonoma dell’educazione e della scuola. Nessun’altra necessità dell’epoca potrà trovare appagamento, finché in questo campo non si sia riconosciuto ciò che è giusto. E per riconoscerlo basta in sostanza rivolgere spregiudicatamente lo sguardo all’aspetto della nostra odierna vita spirituale, tanto dilacerata e menomata in fatto di forze sostenitrici per le anime umane.

(Da I punti essenziali della questione sociale, Editrice Antroposofica Milano)

 

C’era una volta un matitone

 

Quando un matitone è diventato così corto, che non si riesce più a impugnarlo per disegnare, pensiamo che non ci resti altro da fare che buttarlo via. Solo in quel momento però quel piccolo mozzicone di legno e grafite colorata che ci ha accompagnato nel tracciare tanti segni sulla carta può mostrare la sua vera anima…

Lo Gnomo Matito, di Mariachiara Stasi