Cari Papà e Mamma, ci dobbiamo separare!

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CARI PAPÀ E MAMMA, CI DOBBIAMO SEPARARE!

(articolo apparso sulla rivista ARTEMEDICA n. 50 primavera 2018)

 

La vita umana è un lento processo di individuazione. La parola “individuo” (dal latino “in-dividuus”) indica ciò che non può essere diviso. E la vita di ogni individuo può essere considerata come il cammino di scoperta del proprio io, unico e indivisibile, e della sua possibile autonomia. Questo cammino ha luogo attraverso una serie di processi di separazione, il primo dei quali è la nascita fisica. Con essa comincia anche la possibilità di educare. L’educazione, intesa come aiuto nella conquista dell’autonomia esteriore e interiore dell’io, è un continuo accompagnamento verso sempre nuove forme di separazione. La nascita è solo la prima di esse, quella più evidente e tangibile, con la quale il bambino si separa fisicamente dal corpo della madre. Accompagnare adeguatamente questa prima separazione significa lasciare che a poco a poco il bambino, sperimentando, provi le sue forze e sviluppi le sue capacità, esercitando la facoltà di scegliere tra le possibilità offerte dal mondo che lo circonda. Compito dell’educatore in questa fase della vita è anzitutto creare l’ambiente nel quale il bambino possa muoversi liberamente e fare sempre nuove esperienze, così da sviluppare i sensi e la sua capacità di movimento in piena autonomia. Perciò sarà bene lasciare che il bambino impari da solo a sedersi e a gattonare, ad alzarsi in piedi, a stare in equilibrio, a fare le scale e a camminare, senza volerlo aiutare sorreggendolo, o peggio ancora mettendolo in un girello o in un box. Sarà bene lasciarlo correre, saltare e arrampicarsi là dove non sia di disturbo, anche se ciò può risvegliare le ansie dei genitori, curando i suoni e i colori che lo circondano e i materiali che gli mettiamo a disposizione. Solo se diamo al bambino la possibilità di mettersi alla prova scegliendo da sé come misurare le sue forze approfondendo sempre più la sua percezione del mondo lo possiamo aiutare ad acquisire autonomia di movimento, fiducia in se stesso e capacità di valutazione del pericolo. Quando invece interveniamo continuamente prescrivendo e vietando più del necessario, non lasciamo il bambino libero di imparare a fare e a valutare da solo quanto sperimenta, mettendolo così in una situazione di continua dipendenza dal nostro giudizio e dalle nostre valutazioni. Nei primi anni di vita perciò la responsabilità dell’adulto è di accompagnare il primo processo di separazione (quello che porta ad una prima forma fondamentale di autonomia fisico-corporea), circondando il bambino di stimoli percettivi, persone, ambienti, cose e attività che possano costituire per lui delle buone opportunità e dei buoni esempi, rispettando sempre la sua capacità di scegliere tra ciò che gli viene offerto. Questo naturalmente non significa lasciare che il bambino faccia in ogni momento ciò che vuole, ma piuttosto attivarsi affinché la sua volontà e la sua nascente capacità decisionale si possano esercitare sempre di nuovo. Si raggiunge questo obiettivo imparando a distinguere – in primo luogo in noi stessi – tra la voglia e la volontà e proponendo al bambino, di tanto in tanto e senza esagerare, di scegliere tra pochi elementi, come ad esempio una tazza verde piuttosto che una bianca, un piatto di minestra in alternativa a uno di verdure, un percorso a piedi o in bicicletta e così via. Mettendo così il bambino nella condizione di potere esercitare la propria facoltà di scelta grazie a poche alternative selezionate con cura dall’adulto, gli consentiremo anche di stabilire un rapporto forte e significativo con il mondo che lo circonda a partire da se stesso e di sentire come l’adulto abbia fiducia nelle sue capacità. A questo fine sarà indispensabile dare al bambino la possibilità di muoversi in un orizzonte caldo, accogliente e rassicurante, pieno di stimoli naturali e culturali di indubbio valore. Verrà in tal modo coltivato in lui quel senso di comunione con il mondo e di fiducia in se stesso di cui egli ha bisogno per potere attraversare felicemente questo primo processo di separazione.

Un secondo processo di separazione si attua in relazione all’apprendimento del linguaggio. Attraverso l’imitazione il bambino impara a parlare e scopre a poco a poco la possibilità di usare la parola in modo diverso da come viene usata dagli adulti di riferimento che ha vicino a sé. Intorno ai quattro anni viene il momento in cui i bambini dicono cose che gli adulti reputano sconvenienti (parolacce e sciocchezze di ogni genere) e che questi ultimi cercano in tutti i modi di correggere, ritenendole “sbagliate”. Così facendo gli adulti non si rendono conto di trovarsi di fronte ad un nuovo processo di separazione: il bambino, attraverso un uso “insolito” della lingua, ne scopre la natura e le possibilità ed esprime con ciò la sua propria volontà, distinta e diversa da quella dell’adulto. Quest’ultimo ha il compito di lasciare libero il bambino di sperimentare le diverse possibilità date dal linguaggio, così come per il movimento corporeo lo ha lasciato libero di misurare le sue forze nei modi più diversi e di sperimentarne le conseguenze. Muovendosi liberamente il bambino entra in relazione con il mondo e impara che un movimento inappropriato può produrre una sofferenza corporea (una ferita, un livido, una bruciatura, ecc.), ma anche una sofferenza sociale: se dà un morso a un altro bambino, oltre al male fisico che gli ha procurato, ha anche alterato la relazione che ha con lui. Allo stesso modo quando esplora le sue possibilità linguistiche muovendosi in uno spazio semantico, entra anche in relazione con altre persone e si accorge che l’uso del linguaggio produce degli effetti in tali relazioni. Può divertirsi molto con i suoi coetanei facendo giochi di parole e allo stesso tempo irritare gli adulti che trovano sconveniente quanto egli dice, oppure avere vicino persone comprensive che non formulano giudizi di valore sulla sua attività di esplorazione linguistica, ma all’occorrenze gli segnalano quando è opportuno sospendere temporaneamente tale attività. Chi cerca di impedire al bambino simili esplorazioni linguistiche senza rendersene conto gli passa il messaggio: “Quello che stai facendo è sbagliato e pertanto io ti devo correggere”. Ciò produce nel bambino la sensazione di essere sbagliato e le conseguenze di un simile sentire possono essere un senso di inadeguatezza, di incapacità, di colpa, di inferiorità e possono portare il bambino a chiudersi in se stesso, oppure a comportarsi “sempre peggio”. Dovremmo invece rallegrarci nel sentire gli esperimenti linguistici dei nostri bambini, imparare da loro a giocare con il linguaggio con fantasia e dare dei buoni esempi di creatività linguistica, senza con ciò dire sciocchezze o volgarità, e se necessario, a partire da un’età in cui sono in grado di capirlo, segnalare loro che a seconda dell’uso che fanno del linguaggio possono coltivare relazioni umane interessanti e ricche, oppure anche trovarsi a frequentare cattive compagnie. L’adulto deve comunque avere chiaro che la scoperta da parte del bambino delle proprie possibilità, quella relativa al movimento fisico come quella linguistica e tutte quelle che verranno in seguito in questo lento processo di conquista dell’autonomia attraverso successive separazioni, è sempre un’opportunità per cadere e rialzarsi, imparando così a proseguire il proprio cammino sulle proprie gambe.

 

Fabio Alessandri

 

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