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«La salute di una comunità di uomini che lavorano insieme è tanto maggiore quanto meno il singolo ritiene per sé i ricavi delle sue prestazioni, vale a dire quanto più di tali ricavi egli dà ai suoi collaboratori, e quanto più i suoi bisogni non vengono soddisfatti dalle sue prestazioni, ma da quelle degli altri.»

(Rudolf Steiner, Scienza dello spirito e questione sociale 1905)

Queste parole ci hanno spinto da molti anni a tenere separato il nostro lavoro dalla retribuzione e a vivere solo con denaro di donazione. Noi decidiamo dove e con chi lavorare sulla base dell’incontro umano con le persone che chiedono il nostro aiuto e la nostra collaborazione, lasciando ognuno libero di contribuire al nostro sostentamento secondo le proprie possibilità. Perciò lavoriamo senza alcuna certezza esteriore, sostenuti dalla fiducia che lavorando per la comunità verremo da essa sostenuti, fintanto che il nostro lavoro risponderà al bisogno dei suoi membri.

 

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«Perciò vi dico: per la vostra vita non preoccupatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi?»

(Matteo – 6,25)

 

 

 

 

 

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