Il tempo per educare

IL TEMPO PER EDUCARE

di Fabio Alessandri

(articolo pubblicato sul numero 48 inverno 2017 della rivista ARTEMEDICA)

Immaginiamo di volere invitare a cena degli amici. Quante cose dobbiamo fare prima di farli sedere a tavola! Bisogna pensare cosa cucinare, fare un elenco degli ingredienti da comprare, andare a fare la spesa e infine cucinare. Quando tutto è pronto bisogna apparecchiare la tavola e solo a questo punto possiamo finalmente accogliere gli ospiti per cui abbiamo tanto lavorato. Basta pensarci un attimo per riconoscere che il tempo necessario all’ideazione, alla pianificazione e alla preparazione di una buona cena per gli amici è di gran lunga superiore al tempo che passiamo a tavola con loro. Così avviene ogni volta che vogliamo fare qualcosa per qualcuno: sia che si tratti di una cena, di un regalo di compleanno, di una festa o di qualsiasi altra cosa, l’efficacia del nostro agire dipende dal fatto che abbiamo dedicato tempo sufficiente per pensare e preparare l’incontro, e il tempo della preparazione spesso è più lungo del tempo passato insieme.

Se questo è vero per le occasioni saltuarie come quelle citate, lo è anche per i casi in cui dobbiamo dedicarci a qualcuno in modo continuativo e non occasionale, come nel rapporto tra genitori e figli. Essere genitore richiede tempo: non solo tempo da passare insieme ai propri figli, ma anche per prepararsi a stare con loro in modo che il tempo passato insieme abbia una valenza educativa.

La maggior parte del tempo che i genitori dedicano a preparare qualcosa per i loro figli riguarda però di solito i cosiddetti bisogni primari, cioè quelli legati alla vita del corpo: l’alimentazione, la pulizia, l’abbigliamento, la protezione dai pericoli e così via. Quanto più piccolo è il bambino, tanto più avviene così: un bambino appena nato ci appare anzitutto come un corpo da proteggere, da nutrire, da riscaldare. Man mano che cresce diventa sempre più evidente che alla cura del corpo deve aggiungersi la cura della sua vita interiore – affettiva, conoscitiva e morale –, i cui bisogni non sono meno importanti di quelli primari. Tutto ciò rientra in quello che chiamiamo educazione. L’educazione è nutrimento della vita interiore, affinché l’individuo possa svilupparsi secondo le proprie caratteristiche e i propri talenti e trovare la propria strada. Questo richiede da un lato del tempo per potere riflettere, immaginare cosa vogliamo fare per i nostri bambini e prepararlo adeguatamente. D’altro lato l’educazione deve basarsi su una reale conoscenza della vita interiore del bambino, maturata grazie all’osservazione spregiudicata del suo comportamento, delle sue attitudini, delle sue difficoltà. Solo una comprensione profonda del suo essere può consentirci di trovare il modo per aiutarlo nel suo sviluppo. Dovremmo perciò impegnarci a trovare il tempo per coltivare la conoscenza dell’essere del bambino e l’ideazione di ciò che vogliamo fare con lui sulla base di tale conoscenza, se vogliamo aiutare i nostri bambini a trovare la loro strada in un mondo difficile come il nostro.

Qui sorge una difficoltà: occuparsi del corpo è facile, il corpo si vede, si tocca e riguardo alla sua esistenza non si ha alcun dubbio. L’educazione invece deve prendersi cura di qualcosa che non ha uno statuto di esistenza altrettanto certo quanto il corpo, qualcosa che oggi sfugge alla nostra normale osservazione e che si può indicare con le parole «anima» e «spirito». Per questo è relativamente facile ed immediato dedicare del tempo alla cura del corpo dei nostri bambini, mentre dedicare del tempo alla cura della loro vita interiore con conoscenze altrettanto certe come quelle del corpo risulta difficile, se non impossibile. La cultura materialista che ha oggi conquistato il cuore e le menti della maggior parte delle persone, come pure le più diverse forme di spiritualità astratta che si sono diffuse in Occidente per arrecare un po’ di sollievo a chi è nato e cresciuto in una cultura materialista, impediscono oggi nella maggior parte dei casi di considerare sul serio la possibilità di educare secondo corpo, anima e spirito. Così i nostri bambini soffrono di «malnutrizione animica e spirituale» e mostrano a causa di ciò i più diversi sintomi di disagio: iperattività, disturbi dell’apprendimento, disturbi caratteriali, eccitabilità, opposizione sono prima di tutto sintomi di una mancata cura della vita interiore del bambino da parte degli adulti. Come rimediare?

La prima cosa da fare, come abbiamo detto, è trovare il tempo per prepararci adeguatamente ad educare secondo corpo, anima e spirito. L’ideazione, la pianificazione e la preparazione dei nostri interventi educativi sarà tanto più efficace, quanto più saremo capaci di sviluppare una visione del bambino che tenga conto del suo essere completo.

Per cominciare, se vogliamo che i nostri sforzi portino dei risultati, dobbiamo trovare – possibilmente ogni giorno – un breve tempo da dedicare alla visione retrospettiva delle esperienze fatte con i nostri figli e alla preparazione di quanto faremo per e con loro. A questo scopo possono bastare pochi minuti; tutto dipende da come li utilizziamo. Durante questo tempo dobbiamo da un lato imparare a guardare quanto vissuto con i nostri bambini in modo distaccato e oggettivo, senza critica né giudizio o interpretazione, dall’altro a immaginare cosa vogliamo fare con loro per nutrire la loro vita interiore. In un primo momento quello che importa è trovare un ritmo, uno spazio interiore nel quale potersi porre delle domande, così che il nostro agire con i bambini non sia solo una reazione istintiva al loro modo di fare. Creando questo spazio interiore in noi stessi potremo sviluppare nuove prospettive educative.

È obiettivo di questa rubrica pedagogica aiutare i genitori a trasformare in pratica quotidiana quanto qui accennato, con indicazioni concrete che siano di aiuto a chi vuole introdurre nel proprio percorso di genitore qualcosa di nuovo. Perciò arrivederci al prossimo numero!

 

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