Mitezza

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Capita nella vita di incontrare persone il cui modo di fare ci colpisce profondamente e risveglia in noi un senso di nostalgia; persone che volentieri avviciniamo, ascoltiamo, guardiamo agire per tutto ciò che emana da loro e che ha su di noi un effetto benefico. Da dove vengono quelle qualità? Sono un dono di natura, oppure ciascuno di noi può svilupparle?

 

«Quando per esempio qualcuno mi dice qualcosa a cui io devo rispondere, devo preoccuparmi di fare attenzione all’opinione, al sentimento e anche al pregiudizio dell’altro, più che a quello che avrei da dire in quel momento sul soggetto in discussione. Si tratta qui di una fine educazione del tatto a cui il discepolo dell’occultismo deve dedicarsi. Egli deve sviluppare la capacità di giudicare che significato ha per l’altro il fatto che egli sostenga la propria opinione di fronte alla sua. Non deve per questo trattenersi dall’esporre la propria opinione. Non può trattarsi neanche lontanamente di questo. Ma si deve ascoltare l’altro nel modo più preciso possibile e dare forma alla propria risposta sulla base di quello che si è ascoltato. In un caso simile un pensiero sorge sempre di nuovo nel discepolo dell’occultismo; ed egli è sulla giusta via, se questo pensiero vive in lui così da diventare una disposizione di carattere. Il pensiero è questo: “Quello che importa non è che la mia opinione sia diversa da quella del mio interlocutore, ma che egli trovi da sé ciò che è giusto, se io do un contributo in quella direzione”. Per mezzo di questi pensieri e di altri simili si imprime nel carattere e nel modo di agire del discepolo dell’occultismo la virtù della mitezza, che è un mezzo essenziale per ogni disciplina occulta.»

Da Rudolf Steiner, Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?

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