Osservatorio pedagogico

INCONTRI PER GENITORI, EDUCATORI, INSEGNANTI ALLA RICERCA DI NUOVI STRUMENTI EDUCATIVI

Presentazione

Un bambino ha rotto uno dei suoi giocattoli preferiti e piange disperato. Il padre accanto a lui cerca di consolarlo: «Su, non piangere, vedrai che lo aggiusteremo». Ma il pianto continua e il padre, dopo molti tentativi, rinuncia e lascia che il bambino pianga.

Arriva un amico di famiglia, si informa brevemente dell’accaduto e dice al bambino: «Hai ragione di piangere così; anch’io me la prenderei se mi fosse successa una cosa simile». Immediatamente il bambino smette di piangere e si asciuga le lacrime.

È sera, un papà ha cenato con i suoi due figli di 8 e 5 anni e un amico di famiglia. Il bambino più piccolo dice che vuole vedere un cartone animato, il padre gli risponde che è ora di andare a letto e non di vedere i cartoni. Il bambino si mette a piangere e continua a dire che vuole vedere un cartone, mentre il padre continua a ripetergli che non è più il momento. L’amico di famiglia, vedendo l’insistenza del bambino, gli dice: «TI posso dare una bottiglia; se tu la riempi di lacrime sono certo che papà ti lascerà vedere un cartone animato». Il bambino smette all’istante di piangere e si mette a giocare tranquillo, come se non fosse successo niente.

Perché in questi casi un intervento non ha effetto e l’altro si? Di fronte al bambino che piange le due persone hanno avuto pensieri e sentimenti diversi, che li hanno spinte ad azioni diverse. In un caso non viene data alcuna importanza al pianto del bambino, nell’altro si. L’amico, che pensa che il bambino abbia dei buoni motivi per piangere, con le sue parole legittima il suo pianto. Nel primo caso il bambino non si sente né accolto, né compreso, nel secondo caso si.

Questo esempio mostra come i sentimenti e i pensieri che abbiamo diano luogo ad azioni molto diverse tra loro. Normalmente non ci domandiamo quali pensieri e quali sentimenti stiano dietro alle nostre azioni. Quando però ci accorgiamo di non essere efficaci in ciò che facciamo, è molto utile rivolgere la propria attenzione ad essi, poiché l’inefficacia dipende proprio dal fatto che non portiamo a coscienza i nostri sentimenti e non formuliamo consapevolmente i nostri pensieri, così che le nostre azioni dipendono da fattori inconsci e risultano spesso inefficaci, a volte addirittura dannosi.

Le nostre azioni sono sempre guidate da sentimenti, pensieri, desideri, passioni, ma quando incontriamo dei problemi non sempre ci rendiamo conto di come essi dipendano in buona parte da quello che inconsapevolmente si agita in noi.

Gli incontri dell’Osservatorio Pedagogico offrono la possibilità di imparare a distinguere le nostre difficoltà personali da quelle dei bambini, sviluppando la capacità di osservazione retrospettiva delle esperienze vissute, con un metodo semplice e pratico che chiunque è in grado di elaborare e che può dare risultati significativi nel giro di breve tempo: un partecipante viene invitato a raccontare in modo molto sintetico una situazione in cui ha avuto delle difficoltà con i bambini, mentre gli altri devono fare al primo delle domande per ricostruire l’accaduto, sia dal punto di vista dei comportamenti esteriori che da quello dei vissuti interiori. Il conduttore aiuta i partecipanti ad accorgersi se stanno giudicando, criticando o interpretando, anziché limitarsi a ricostruire i fatti. Esercitando così un’osservazione spregiudicata si arriva a poco a poco a individuare comportamenti nuovi e più efficaci che, nel rispetto della libertà del bambino, semplificano la vita ai grandi e ai piccoli e mostrano nuove possibilità educative.

Gli incontri dell’Osservatorio Pedagogico hanno lo scopo di abituarci a non formulare giudizi affrettati, educandoci ad osservare attentamente quello che succede fuori e dentro di noi, prima di decidere in che modo intervenire.

(Vai alla pagina CALENDARIO per vedere le date dei prossimi appuntamenti)