Pedagogia Intuitiva

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La pedagogia intuitiva ad orientamento antroposofico si fonda sul pensiero di Rudolf Steiner e in particolare sui suoi scritti La filosofia della libertà, linee fondamentali di una moderna concezione del mondo , Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?, L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito e sulle più di duecento conferenze pedagogiche da lui tenute dal 1919 al 1924. Nella sua opera Steiner mostra come, grazie a un corretto lavoro di autoeducazione, sia possibile  sollevarsi ad un punto di vista – quello del pensare intuitivo – capace di andare al di là di qualsiasi posizione morale assunta a priori, per attingere alle sorgenti più profonde del proprio essere e scoprire come la nostra propria volontà possa risuonare in armonia con tutto quanto ci circonda. Il superamento di tutto ciò che ha carattere puramente personale per la conquista di una reale autonomia di pensiero grazie al proprio lavoro individuale costituisce il punto di partenza per lo sviluppo della pedagogia intuitiva e per la comprensione dei fondamenti gnoseologici della pedagogia Waldorf. (Vedi l’articolo EDUCARE ALLA LIBERTÀ, MA QUALE?)

Attualmente gli incontri di formazione sono coordinati da Fabio Alessandri, da 25 anni attivo nella formazione degli adulti in campo antroposofico e pedagogico (vedi la pagina CHI SONO).

I PROSSIMI APPUNTAMENTI DI FORMAZIONE

16 luglio 2019 (Ville di Corsano, Siena)

17-24 luglio 2019 (Montecomun. Verona)

13-15 settembre (sede da definire)

11-13 ottobre (Vergato, Bologna)

8-10 novembre (Vergato, Bologna)

6-8 dicembre (Grezzana, Verona)

24-26 gennaio (sede da definire)

21-23 febbraio (sede da definire)

20-22 marzo (sede da definire)

17-19 aprile (sede da definire)

15-17 maggio (sede da definire)

12-14 giugno (sede da definire)

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Cosa vuol dire “pedagogia intuitiva”?

di Pär Ahlbom

Con l’espressione «pedagogia intuitiva» non s’intende qui qualcosa di indefinito, privo di programmi o di concetti, ma piuttosto qualcosa in cui programma e concetto siano impliciti in modo significativo. Ci sono momenti decisivi nei quali programmi e concetti non sono di aiuto immediato. L’attenzione e la mobilità del maestro possono entrare in gioco, consentendogli di agire in modo sempre più economico e creativo, anche in situazioni difficili e sorprendenti.

Se questa «creatività economica» viene vissuta come possibilità che riposa in sé/me, allora cessa la paura – spesso poco cosciente – dell’imprevisto. In questo modo si smette anche di rimanere legati a ciò che si è preparato in precedenza. L’indipendenza che ne nasce trasforma concetto e programma in ambiti simili a paesaggi, che diventano ora l’ambiente atto ad azioni pedagogiche, che se da un lato sono inaspettate, allo stesso tempo appaiono adeguate e armoniose.
Tale capacità intuitive in linea di massima non dipendono dal talento, ma possono essere acquisite da noi tutti attraverso l’esercizio. Rudolf Steiner una volta si espresse all’incirca così: «Sì, è giusto, ma non quadra.» Nella pedagogia intuitiva «l’armoniosità» è decisiva. Cercherò di spiegare meglio di che cosa si tratta con un esempio.

Due persone fanno un esercizio insieme: a turno battono le mani a tempo. L’esercizio all’inizio non riesce neanche ad una velocità media. Se si prova con un tempo molto veloce, capita ad esempio che le due persone battano le mani insieme senza riuscire a correggersi. Ovviamente ci sono le eccezioni, cioè persone che in poco tempo riescono bene in molti esercizi. La cosa essenziale però è che «l’armoniosità» sia visibile ed udibile. Nel caso di due persone alle quali l’esercizio vie-ne bene si può notare la differenza tra «esatto» ed «armonioso» nello stesso modo in cui lo si nota osservando due persone che lo svolgono meno bene.

Quando comincia ad essere armonioso, l’esercizio sembra staccarsi dalle persone che lo svolgono e allo stesso tempo si libera, come ballando e vivendo tra i due. Chi li osserva sente nascere in sé un delicato sentimento di gioia: nessuno più pensa al ritmo o all’esattezza, ma tutti battono le mani e sono contenti. In un simile esercizio c’è naturalmente anche «il giusto», ma ogni tanto siamo riusciti anche a scoprire «l’armoniosità» senza «la giustezza», per esempio con esercizi parlati o di movimento.

In tutto l’esercitare, il giocare, il lavorare, vera-mente in tutto il fare in generale e anche nei processi della natura, quando sono sani, esiste questo fluire, questo scorrere liberamente, questo crescere, nei quali vive una qualità del tutto diversa da ciò che viene detto giusto, normale o comunque da ciò che è ritenuto sufficiente.

In ogni caso si può sempre andare oltre questo «normale» e questo «giusto» e solo allora inizia l’essenziale.

Parole possono descrivere processi, ma non possono sempre rendere sperimentabile ciò a cui si riferiscono. Quello che è stato detto qui vuole indicare qualcosa che è sempre e ovunque presente, ma che facilmente non viene visto.