Testimonianze

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   La mia vita finora è stata una continua ricerca: degli studi che facessero per me, della formazione giusta quando ho capito che volevo fare la maestra, del lavoro che mi rispecchiasse senza scendere a troppi compromessi incoerenti, di mille e più esperienze, corsi, viaggi per trovare qualcosa che mi nutrisse – non sempre con i risultati che speravo.

   Dopo aver fatto la maestra d’asilo negli ultimi due anni ho deciso di lasciare il mio lavoro per prendermi una pausa: forse anche grazie alle esperienze di studio fatte con Fabio e il gruppo di Pedagogia Intuitiva ho sentito con chiarezza che tutto quello che mi spingeva a ricercare con voracità nuove esperienze, senza mai davvero andare in profondità in ciò che facevo, era in fondo un bruciante desiderio di incontrare me stessa, di capire chi fossi davvero, riconoscendomi in modo autentico. Per questo ho deciso di fermarmi.

   Alla base degli studi di pedagogia ispirati al pensiero di Steiner c’è, o almeno dovrebbe esserci, la certezza che non si possa intraprendere la strada dell’educatore – non solo quella – senza prima passare da quella perigliosa e quotidiana dell’autoeducazione, dell’oggettiva osservazione della realtà e di un pensare che si svesta finalmente di questo pesante mantello di velluto ornato d’oro che è l’intelletto astratto e privo di contatto con la vita, per trovare un pensare vivente, agile e libero di potersi muovere, che permetta di agire nella vita partendo da se stessi, senza appoggiarci a linee-guida provenienti da altri. Durante i seminari che si sono svolti nel corso dell’anno abbiamo affrontato diverse volte questi argomenti, cercando di lavorare proprio per smascherare il nostro consueto modo di muoverci e aprirci, con molta difficoltà, a sperimentare il mondo delle intuizioni. E credo di avere appunto avuto un’intuizione quando ho saputo del Progetto Lilia. Mi sembrava in quel momento di avere infinite possibilità e un’estate intera durante la quale poter fare quel che volevo. Poi qualcuno mi ha fatto riflettere sul fatto che rischiavo di rimanere nel vago e darmi per l’appunto al vagabondaggio. Così mi sono chiesta se ero davvero felice immaginandomi senza prospettive, lasciando che le cose mi accadessero senza scegliere, improvvisando, lasciandomi portare dalla corrente. Forse già da troppo tempo avevo lasciato che fosse così. Adesso però volevo scegliere, volevo dedicarmi a qualcosa in cui sentivo di credere, a cui mi sentivo legata, qualcosa a cui dare un contributo costruttivo. Così in Agosto ho fatto le valigie e ho raggiunto Fabio e gli altri ragazzi che avevano iniziato a ristrutturare la scuola di Vigo che avrebbe ospitato la Bottega.

   Mentre viaggiavo verso Verona mi sono accorta che oltre alla valigia e il mio cane, per la prima volta nella vita stavo portando con me solo me stessa. Non ero una viaggiatrice, una maestra, una studentessa; ero solo Elisa, con i miei pregi e i miei difetti, quello che sapevo fare e quello che volevo imparare.

   Ad aspettarmi, nessun contratto o ruolo prestabilito o turni di lavoro: fin da principio tutto è stato creato insieme, senza un dirigente con i dipendenti al seguito, bensì un lavoro quotidiano basato sul dialogo e l’ascolto reciproco, dove fin dalle più piccole cose Fabio mi ha invitato ad esercitare ciò di cui spesso siamo manchevoli al giorno d’oggi: l’iniziativa! Così insieme abbiamo creato un ritmo della settimana che comprendesse i lavori di ristrutturazione a scuola, lo studio di Steiner, il tempo libero, l’arte e la possibilità di imparare qualcosa durante il periodo di tirocinio (io per esempio sto lavorando con Fabio alla creazione di un teatro d’ombre colorate e seguo un corso di acquarello).

   Sono passati due mesi da quando sono arrivata a Vigo per unirmi al progetto Lilia. Ho osservato con un sorriso come i lavori a scuola procedessero esattamente di pari passo con quello che accadeva dentro di me: quando sono arrivata i vetri della scuola erano ricoperti da disegni bizzarri e molto rovinati fatti con la tempera, molte stanze avevano infiltrazioni, c’erano muffa, polvere e ragnatele, decisamente troppi mobili di cattivo gusto, i muri rovinati e da rimbiancare. Giorno dopo giorno i vetri sono stati puliti, i buchi stuccati, le pareti imbiancate. Abbiamo pulito a fondo e fatto in modo che le infiltrazioni si fermassero. Allo stesso modo dentro di me sentivo di dover togliere ragnatele e mobili ingombranti, pulire bene le finestre da cui guardavo il mondo. E’ stato un lavoro molto lungo. Poi abbiamo iniziato a mettere luci più calde, mobili in legno e a riempire, beh non troppo, le stanze di giochi, strumenti musicali, acquarelli e lana colorata! Intanto anche dentro di me calore e colore crescevano… Poi abbiamo dipinto le pareti con la tecnica delle velature e reso sempre più accogliente lo spazio che ospiterà i bambini per i laboratori. Ora anche io sono pronta ad accoglierli!

   Sono molto grata del lavoro fatto finora con Fabio, anzi, dei lavori di ristrutturazione fatti con Fabio, sia fuori che dentro! Quando mi sono ritrovata davanti alla vecchia scuola ho davvero sentito che mi somigliava molto: piena di potenziale inespresso, ma con un grande lavoro da fare su se stessa!

   Ora che piano piano i lavori procedono, dalle mie finestre sempre più pulite mi concedo il lusso di decorare le stanze e di guardare il mondo con gli occhi e il cuore più aperti grazie a tutte le persone che in questo progetto mi stanno donando, con grande esperienza ed enorme generosità, ciò che sento di non aver mai trovato del tutto finora: fiducia e tanto amore per quello che faccio e che vedo crescere giorno dopo giorno. Tutto questo non sarebbe possibile senza le persone che hanno deciso di sostenere il progetto da lontano e da vicino, in particolare Paolo e Tecla, amici dal cuore immensamente grande, che non solo mi hanno accolto a casa loro, ma mi hanno fatto anche sentire parte della loro famiglia.

   Pochi giorni fa la Bottega si è finalmente potuta presentare a tutti quanti: è stata una festa bellissima, piena di gente, di musica e di sorrisi. La gioia di vedere così tanti piedi camminare lungo i corridoi liberati dai calcinacci, così tanti occhi meravigliati di fronte alla bellezza di ciò che abbiamo fatto finora è stata impagabile. Ma sapete cos’è che più di tutto mi ha stupito? Ricevere così tanti aiuti da moltissime persone senza che noi lo chiedessimo!

   Adesso la Bottega è pronta, mancano solo i bambini. Abbiamo in mente moltissime idee, Fabio mi aiuta a stare coi piedi per terra ma è così difficile quando si è entusiasti! Già molte famiglie si sono interessate grazie agli eventi che abbiamo organizzato al parco pubblico di Grezzana e i volantini distribuiti porta a porta.

   Ora, come accade quando si trova una nuova casa in cui abitare, dopo i lavori di ristrutturazione e il trasloco, inizia la parte piò importante e impegnativa: abitare la casa! Perciò augurateci buona fortuna!

Elisa (tirocinante presente da agosto alla Bottega di Arti & Mestieri)

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  Conoscere Fabio Alessandri è stata davvero una bella scoperta!

Ha messo a disposizione il frutto di studio approfondito ed esperienza pedagogica.
Con la sua dedizione, cura, attenzione e pazienza ci ha portati ad addentrarci tra le righe di alcune pagine dei testi di Steiner. Poi ci invitato a fare esperienza in attività artistiche, proprio come fossimo bambini che si approcciano per la prima volta ai materiali artistici.
Fabio ci ha anche preso per mano e portati a far un tuffo nelle fiabe, poesie e filastrocche: quanti particolari da scoprire!
Nell’esperienza dei giochi proposti, ci si ritrova a tu per tu con se stessi e ci si confronta nel rapporto con gli altri. Il desiderio di spensieratezza, di condivisione del divertimento, ma anche la propria paura di sbagliare, difficoltà, insicurezze…
Grande scoperta per me: l’osservatorio pedagogico. Stare alle “regole” richiede grande sforzo, ma pian piano si comincia ad intuire la potenzialità di questo strumento.
Intuire! Questa è la sfida! Per me, davvero difficile! Trascendere i condizionamenti, pre-concetti imparati e fatti propri, rappresentazioni a cui si fa riferimento e ci si affida… con un po’ troppa sicurezza…
Quando le solide basi “sicure” saltano, ci si sente sperduti e disorientati. Ma una cosa è certa: non si finisce mai di imparare! Ed ora, le domande che mi pongo, sono ancor più numerose di quelle con cui sono arrivata!
Poter godere delle bellezze di un posto meraviglioso, immerso nella natura e la condivisione di tutta l’esperienza con un gruppo di persone speciali come pietre preziose, hanno accompagnato quest’avventura.
Sono davvero felice di aver vissuto questa esperienza insieme a compagni di viaggio accoglienti e aperti alla condivisione! Ho un dolce ricordo di ciascuno, che porto con me.
 
A tutti: grazie!!
 
Lara
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      “Allora a cosa ti è servito?” mi chiedono, “Cos’è la Pedagogia Intuitiva? Suona bene.” 
Io so che adesso in me sono nate molte più domande di prima, giudicate voi se questo può essere considerato utile!
Ogni lavoro affrontato durante la settimana, che fosse modellare la creta, studiare filosofia, decidere i turni in cucina o giocare tutti insieme, celava un significato più profondo, che portava spesso a riflettere su di sé. (E a volte è difficile guardarsi dentro)
E fuori? Fuori quanto osserviamo invece?
Forse il dono più grande che ho ricevuto da questa esperienza è stato l’invito a sviluppare uno sguardo più attento e curioso, capace di andare al di là della superficie che incontrano gli occhi, e senza esagerare con l’andare troppo oltre e nel profondo, per piacere! Anzi, se tutto è condito da un bel sorriso, tanto meglio! Un sorriso sincero però, di chi ama e si nutre di quello che fa..
Difficile vero? Ve l’ho detto che sono venuta via con molte più domande di prima!
Come maestra, o aspirante tale, di colpo tutti i miei dubbi riguardo a ciò che facevo hanno preso per mano quelli riguardo a chi sono, e questa è una grande presa di coscienza con cui fare i conti, a prescindere da occupazioni e interessi. E poi sapete che ho pensato? La pedagogia intuitiva non esiste! Non ci sono libri o scuole di pensiero, solo noi che in ogni aspetto della vita possiamo decidere di porci o meno delle domande, di saper osservare meglio cosa facciamo e come lo facciamo, di fidarci di queste misteriosi intuizioni che forse non sono altro che un sincero ascolto della parte più autentica di noi, quella che spesso si è abituati a mettere a tacere.
Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’attenzione, la cura, la dedizione di chi decisamente ama quello che fa e ha saputo risvegliare e trasmettere tutto questo con lo stesso amore durante una settimana che spero si ripeta al più presto!
(Condividerlo con un gruppo speciale in un posto mozzafiato ha fatto il resto!)
 
Elisa
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      I tre giorni del seminario con Fabio sono stati un’esperienza che seppur nominalmente avesse a che fare con una materia a me del tutto estranea – quella della pedagogia – ha coinvolto al massimo mente, corpo e spirito fin da subito. Condivisione, senso critico nei confronti di sé e della realtà, libertà ed amore sono solo alcune sensazioni provate durante questa esperienza.
Fabio ha avuto la straordinaria capacità di offrire, in fin dei conti, un unico e semplice – sebbene molto articolato – punto di vista e di (di)mostrarlo attraverso esperienze anche molto diverse fra loro, che mai avrei pensato di fare.
È stato incredibile per me ritrovare dei punti di vista e degli argomenti che già avevo incontrato e su cui già avevo riflettuto nel mio percorso di musicista, e più precisamente, di improvvisatore.
Raccomando questa esperienza a chiunque voglia trovare degli spunti e (oserei dire) delle verità per un lavoro sincero su sé stesso.
 
Luca
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Non sapevo cosa aspettarmi da questa “pedagogia intuitiva” e ho provato, senza cercare troppe spiegazioni,  ad osservare ciò che ci veniva proposto da Fabio, accogliendo quanto potevo.

Lo studio del testo La filosofia della libertà di Steiner che facevamo tutte le mattine ha dato un grande contributo alle nostre giornate di lavoro. Ho trovato che fosse un ottimo modo di iniziare la giornata dopo la magnifica colazione in terrazza. Ho ricevuto numerosi stimoli, nuove domande, ma soprattutto mi ha arricchito ascoltare i pensieri dei miei compagni di avventura.

La seconda parte della giornata, però, dedicata alla parte artistica, è stata quella che più mi ha nutrito.Mi è piaciuto molto il modo in cui Fabio ci ha portato incontro tutto ciò che è arte. Musica, canto, pittura, creta, disegno, cera, lana. Sono spelndidi strumenti che abbiamo a disposizione per dare voce alle nostre emozioni. Credo che dentro ognuno di noi ci sia il desiderio, nascosto o manifesto, di essere degli artisti, o per lo meno di riuscire a fare qualcosa di bello. Allo stesso tempo, almeno per quanto mi riguarda, la paura di sbagliare, di sentirsi incapaci e l’aspettativa troppo alta ci bloccano, trasformando qualcosa di bello come l’arte, in qualcosa troppo difficile. Questa paura è spesso dovuta a schemi esterni che ci dicono come dobbiamo fare le cose, alienandoci dalla parte più bella e divertente, quella che ogni bambino conosce: il divertimento di scoprire da sé.

Quello che Fabio ci ha fatto sperimentare durante la settimana e che per me è stato il contributo più grande è proprio questo: scoprire da sé, con la propria volontà, gli elementi semplici di ogni arte e come poter giocare con questi, proprio come fa il bambino quando si avvicina a qualcosa che non conosce.

Dopo un magnifico pranzo condiviso, ci dedicavamo al gioco, (“Giochi per costruire il futuro”). Giocare è stato meraviglioso! Non voglio dilungarmi troppo, è stato davvero divertente giocare con lo scopo di giocare. Ci è stato chiesto di trovare variazioni, riflettere sul singolo gioco, mettere in moto la fantasia, tornare ad essere bambini e talvolta rimanere adulti che vogliono divertirsi insieme. Penso sia stata l’attività che più ci ha messo alla prova davanti agli occhi di tutti, ci ha permesso di togliere quei veli dietro i quali spesso ci nascondiamo pechè ormai siamo “grandi”.

L’osservatorio pedagogico è stata una bella scoperta, decisamente quello che mi ha messo più in difficoltà e continua a portarmi incontro molte domande. Molto spesso mi sono chiesta quali siano le giuste risposte da dare ai bambini e altrettanto spesso mi hanno risposto che è giusto ciò che io sento come vera motivazione. Non è facile riuscire a distinguere la volontà dell’adulto da quella del bambino e avere l’intuizione, appunto, della cosa giusta da fare. Sarebbe un bel traguardo riuscire ad arrivarci!

Sono venuta a conoscenza della settimana intensiva di pedagogia intuitiva “per caso”, il giorno stesso in cui questa iniziava, durante un viaggio Roma – Verona. Il giorno stesso ho chiamato Fabio chiedendogli se fosse stato possibile assistere solo alla giornata di lunedì (per impegni lavorativi non sarei potuta rimanere tutta la settimana) e lui mi ha risposto chiedendomi se mi sarebbe piaciuto andare al cinema e vedere solo i titoli di testa del film. Era una provocazione, ma alla fine la curiosità ha prevalso su tutto, sono andata e sono rimasta tutta la settimana. Quando un film mi prende, amo rimanere anche oltre i titoli di coda!

Ringrazio moltissimo Fabio per la pazienza e la dedizione con cui ci ha portato incontro questo tipo di lavoro a lui molto caro. Ringrazio quel luogo meraviglioso che ci ha permesso di giocare, godere di squarci magnifici, mangiare all’aperto e dormire sotto le stelle. Infine voglio ringraziare i miei compagni di avventura uno per uno, per le condivisioni, le danze, i canti, i giochi, le parole, le poesie, i sorrisi… anche questa volta il “caso” ha fatto un buon lavoro.

Benedetta

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Da una conversazione tra amici:

L: Sai sono stata a fare una settimana intensiva di pedagogia intuitiva.

C: Pedagogia come?

L: Intuitiva! Dai, usa un po’ di intuito! Anche tu ti occupi di educazione, no?

C: Certo, ma non ho mai sentito parlare di intuito in educazione, a noi hanno sempre insegnato che si deve essere bene organizzate, si deve prevenire…

L: Ah, ah! Anche tu conosci il signor Si!

C: Come scusa…?
L: Ma certo! Il Signor Sì fa cosi, fa questo e fa quello, é lui che lo fa, non noi!

…e la conversazione continua, ma vorrei sintetizzarela descrivendo ciò che ho sperimentato nel frequentare quest’anno gli incontri di pedagogia intuitiva con Fabio Alessandri. Quando provo a raccontarlo a qualcuno mi accorgo di parlare un altra lingua e le persone non mi capiscono tanto, perché grazie alla pedagogia intuitiva impari a guardare e a pensare in maniera differente e lo fai meravigliandoti – almeno a me è successo così -, perché non partiamo dal principio che ”SI fa così”, ma vediamo invece come possiamo fare NOI, proviamo a fare le cose a partire da noi stessi.

“Ma in pratica cos’è e come viene affrontato il lavoro?”

Ci sono vari argomenti: lo studio, l’arte, il colloquio pedagogico, la didattica e altre cose ancora che non sono inserite nel programma ma che fanno parte della formazione. Tutte quelle cose date da una convivenza (che sia di un weekend o di una settimana), cioè vivere insieme gli spazi comuni e mangiare con gli altri.

“Ma scusa non parlavamo di pedagogia e formazione?”

Anche queste cose fanno parte della formazione, perché soprattutto per ragazzi di 20/30 anni queste cose non sono così “intuitive”; magari a parole, ma non in pratica. Infatti un effetto del seminario è che ci si sente a casa, in famiglia e ci si lascia un po’ andare e a volte capita che non si rispettino gli spazi comuni o il luogo che ci ospita, e questo è molto più importante di mille discorsi sulla pedagogia antroposofica.

Oltre a questi aspetti legati alla vita pratica vengono fatte cose strane come la “lettura esplorativa”, “l’osservatorio pedagogico” (che  non è la spiegazione di come un maestro debba comportarsi con i genitori, ma ben altro) e altre cose ancora per le quali tu ti chiedi: ”Ma dove vuole andare a parare?” L’essenza di ciò che viene fatto è un percorso. Un percorso che ti mette alla prova, che attiva in te un sacco di facoltà che non pensavi neanche lontanamente di avere, che nessuno mi ha mai fatto vedere, né tanto meno insegnato ad utilizzare.
Immaginatevi un sentiero che è tracciato, ma non troppo, e tu all’inizio ti ritrovi senza mappa e senza indicazioni. Piano piano, camminando, senti una voce  pacata, gentile ed esperta che ti guida e ti dice dove forse è meglio passare. Poi FORSE incominci a capire lo schema (ma non sai ancora che non è uno schema che segue, ma qualcos’altro) e allora provi… “Ma no, questo non è il sentiero che stavo seguendo!” E allora riappare la voce.

Insomma, un buon maestro ti fa anche sbagliare, perché è così che puoi imparare. Impari a osservare il segno del tuo operato, di quello che fai.

E lo fai mentre modelli la creta o la cera, mentre studi in maniera esplorativa, mentre disegni, canti, giochi e tante altre cose. E intanto ti osservi e il modo in cui fai tutto questo parla di quello che sei, ma anche del percorso che hai fatto, che ti condiziona e che ti allontana da quello che vorresti intraprendere (almeno per me è stato così). Questo ti mette anche nella spiacevole condizione di riconsiderare la forma mentis che hai, volente o nolente. Inizi a dirti: “Ah! Forse ho capito… Mhm, no non così… Aspetta… Aha, ci sono!” E li c’è un  C l i c k  che è seguito da altri click, come delle porte che si aprono o delle uova che si schiudono.  Quella si che è una bella sensazione! Una sensazione di arrivo, ma non di fine percorso, tutt’altro!

Personalmente è un po’ meno di un anno che seguo Fabio in questi corsi e sono sempre stata spinta a tornare perché ci ho trovato del nutrimento, del buon cibo, e sopratutto del cibo mai provato, che secondo me viene da un altro pianeta. Perché inizi a vivere in maniera diversa e ad affrontare le cose con un approccio più vivo, più vero. Ti vengono in mente delle idee, delle varianti di un gioco e poi ancora altre idee; poi pensi ancora un po’ e ne spuntano di nuove, e allora continui a fare gli esercizi, ti disciplini e tutta questa disciplina ti diverte perché stimola tutto il tuo essere.

“Seminato”, mi viene in mente questa parola. Un campo seminato, ma da chi? Da Fabio, un buon contadino che semina su di una Terra che siamo noi giovani che accoglieremo, in futuro, le più diverse pianticelle che sono i bambini.

Insomma se qualcuno è interessato o incuriosito da questa Pedagogia, vediamo se riesce a scoprire – anzi a intuire – da quale pianeta viene tutto il buon cibo e il buon nutrimento di cui ho parlato!

Laura