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L’ARTE DEL RACCONTO IN EDUCAZIONE

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La pedagogia intuitiva a orientamento antroposofico promuove il pensare intuitivo in campo pedagogico attraverso un approccio goetheanistico[1] a tutto quanto è inerente alle attività educative, dalle materie di studio alle attività didattiche, dall’organizzazione del lavoro alle relazioni umane. Tale approccio si sforza di ricercare nei fatti osservati quegli aspetti essenziali che permettono di cogliere quello che possiamo chiamare con un’espressione di Goethe fenomeno archetipico o originario. I fenomeni originari possono essere colti solo grazie al pensare intuitivo; per svilupparlo è necessario sollevarsi al di sopra del proprio punto di vista particolare esercitando un’osservazione spregiudicata della realtà secondo un approccio fenomenologico capace di prescindere da qualsiasi teoria interpretativa. Per riuscire in una simile impresa è necessario riconoscere che il nostro particolare punto di vista, a causa della forte colorazione personale, ci impedisce di vedere le cose per quello che sono. In secondo luogo e necessario osservare attentamente le cose imparando a poco a poco ad abbandonare le proprie opinioni per «diventare mondo». Solo così ci si conquista a poco a poco la possibilità di prescindere da indicazioni di comportamento date a priori per fondarsi unicamente suse stessi, sollevandosi fino alle intuizioni morali. Con ciò ci sembra indicata la via a una pedagogia intuitiva, il cui fondamento gnoseologico è indicato ne La filosofia della liibertà di Rudolf Steiner.
Molti ritengono che non sia possibile andare al di là del proprio punto di vista e che una qualsiasi trasformazione di esso si riduca in ultima analisi solo all’acquisizione di un altro punto di vista, altrettanto relativo quanto il precedente. L’esperienza però mostra che esercitando la propria facoltà di osservazione pensante si può imparare ad avere rappresentazioni sempre più aderenti al mondo che ci circonda, trasformando e approfondendo la nostra comprensione della realtà e di conseguenza accrescendo la nostra capacità di intuizione. Si tratta di un processo di purificazione interiore grazie al quale ci si libera progressivamente dalle proprie preferenze, dai propri desideri, dalle proprie speranze e dalle proprie aspettative, per affinare la capacità di percezione e di pensiero. Ciò può essere esercitato in qualsiasi ambito della conoscenza e dell’attività umana. Vogliamo qui portare un esempio (l’arte del racconto orale) per mostrare come avvicinarsi a un argomento legato all’educazione e all’insegnamento a partire da tali premesse.
Osservando quelle forme di racconto che vanno da bocca a orecchio possiamo considerare la prospettiva del narratore e dell’ascoltatore. Quest’ultimo può divertirsi e venire semplicemente intrattenuto da un racconto ben fatto, oppure può vivere attraverso il racconto vicende che lo toccano profondamente risvegliando immagini e pensieri che affrontano temi importanti per la sua vita. Allo stesso modo il narratore può raccontare per il piacere di intrattenere l’ascoltatore con la propria bravura, oppure può cercare di rendersi invisibile per consentire all’ascoltatore di vedere solamente la vicenda narrata[2]. Nel primo caso ha più importanza il narratore della vicenda, nel secondo la vicenda è più importante del narratore.
In una prospettiva pedagogica è bene che il narratore si metta al servizio della storia narrata e che il racconto vada considerato non come semplice intrattenimento, ma nella sua valenza formativa. Dobbiamo perciò domandarci da un lato come può prepararsi il narratore a scomparire agli occhi dell’ascoltatore, dall’altro secondo quali criteri scegliere le storie da raccontare. Cominciamo col considerare brevemente questo secondo aspetto.
La vita interiore dell’essere umano, come quella del corpo, ha bisogno di nutrimento. Come scegliamo degli alimenti che possano nutrire il corpo e rinvigorirlo senza intossicarlo, così possiamo considerare i racconti come un nutrimento per l’anima umana e conseguentemente scegliere quelli che possono rinvigorirla e renderla atta alla vita. Dobbiamo sviluppare anzitutto un sentimento per quello che potremmo chiamare “il valore nutritivo” di una storia, sentimento che non può essere disgiunto dalla domanda relativa all’essenza dell’anima umana stessa, così come la questione riguardante il nutrimento del corpo non può prescindere dalla conoscenza dei processi del corpo che vogliamo nutrire. È dunque necessario coltivare una visione dell’essere umano capace di chiarire sempre meglio cosa si debba intendere per “anima”, che differenza ci sia tra anima e spirito e cosa in un racconto corrisponda loro, se vogliamo comprendere quali siano i bisogni legati alla vita interiore dell’essere umano e provare a rispondere ad essi mediante il racconto.
L’altra questione riguarda la capacità di raccontare storie in modo efficace. Qui dobbiamo distinguere tra la capacità del narratore di vivere in immagini (pensare immaginativo), la capacità di evocare tali immagini facendo un uso artistico della parola (arte della parola) e la capacità di parlare in modo fluido con padronanza di linguaggio, così che la parola scorra naturalmente e senza intoppi. Quest’ultimo aspetto va distinto dall’uso artistico della parola ed esercitato separatamente. La differenza tra la padronanza della lingua e l’uso artistico della parola appare evidente ascoltando narratori contemporanei, la cui parola fluisce in modo scorrevole, senza che ci sia una particolare cura per la parola stessa e per la sua articolazione[3]. A ciò si può aggiungere anche la capacità di entrare in relazione con il pubblico per modulare il proprio racconto a seconda di ciò che vive tra gli ascoltatori nel momento stesso della narrazione.
Questi diversi aspetti (scelta di storie che abbiano «valore nutritivo» per l’anima, esercizio del pensare immaginativo e dell’arte della parola, padronanza della lingua, capacità di entrare in relazione con il pubblico) vanno curati separatamente, così che dalla loro elaborazione e dal loro incontro possa nascere a poco a poco l’arte del racconto. Mentre per essi è necessario l’esercizio (meglio se sotto la guida di persone esperte) e un discorso ulteriore su di essi non potrebbe supplire alla pratica, per quel che riguarda la scelta delle storie è possibile dire qualcosa di più anche per iscritto. Ci occuperemo perciò nel prossimo numero della questione relativa alla scelta delle storie.
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[1] Johann Wolfgang Goethe (1749-1832), oltre che alla poesia e alla prosa, si è dedicato anche alla ricerca scientifica, fondando un metodo di indagine artistico-fenomenologica assai poco conosciuto che va sotto il nome di “goetheanismo”. Vedi Le opere scientifiche di Goethe di Rudolf Steiner.
[2] Vedi tre esempi delle possibilità qui indicate ai link: https://www.youtube.com/watch?v=YYHCCvjJ-WQ, https://www.youtube.com/watch?v=UPM_0igRZ5U, https://www.youtube.com/watch?v=rHzb_QPNC9A.
[3] Vedi ad esempio il seguente video: https://www.youtube.com/watch?v=0_RGR9yUBcE

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