Milon e il leone – capitolo diciottesimo

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IL RITORNO

Non lontano dalla fattoria Milon vide venirgli incontro un gruppo di uomini, in mezzo ai quali distingueva la figura del guardiano, che teneva due cani al guinzaglio. Gli uomini avevano visto Milon e sembravano molto eccitati. Quando le pecore erano rientrate da sole, avevano pensato che il pastore avesse tentato di fuggire. Avevano forse intenzione di lanciargli contro i cani? Avvicinatosi Milon notò l’aria irritata del guardiano, che non gli preannunciava niente di buono. Quando gli fu di fronte, il guardiano furioso si colpì sul fianco col manico della frusta. Sembrava che da un momento all’altro stesse per saltargli addosso e gli gridò:

«Che cosa ti prende? Perché non sorvegli i tuoi animali? Maledetto monello, ora ti insegno io ad abbandonare il tuo gregge!»

Stava già levando il braccio per castigare lo schiavo, quando Milon spaventato, venne meno alla decisione presa ed esclamò:

«Signore, un leone, un leone!»

Il guardiano lasciò cadere il suo braccio:

«Cosa, un leone! Hai visto un leone?»

«Sì, padrone, è questa la ragione per cui le pecore sono fuggite.»

«Racconta!» gli ordinò il guardiano con interesse.

«Padrone, quando all’ombra degli olivi vicino al boschetto di cespugli stavo per riposarmi e mangiare, qualche pecora ha cominciato a belare come impazzita. Poi si sono messe a correre trascinandosi dietro il resto del gregge e anche il cane. In un lampo erano tutte scomparse sollevando una nuvola di polvere, mentre cercavo di capire cosa era successo. Fu allora che vidi in mezzo ai cespugli un grosso leone che avanzava nella mia direzione. Mi arrampicai sull’albero più vicino dove restai fino a quando… fino a quando… fino a quando il pericolo fu passato.»

Milon interruppe la sua esposizione. Il guardiano gli chiese la taglia e l’età dell’animale, così gli rispose e trovò il modo per tacere il resto dell’avventura.

«Devo informare immediatamente il nostro padrone che è stato visto un leone», dichiarò il guardiano. «Sono anni che non succedeva nei dintorni di Alessandria.»

Sulla via del ritorno Milon potè camminare a fianco del guardiano e condurre i cani. Dovette raccontare di nuovo quello che era successo, ma anche questa volta non disse la cosa per lui più importante nell’incontro con il leone. Doveva rimanere il suo segreto.

Trovarono le pecore che pascolavano tranquillamente nel recinto. Non mostravano più la minima traccia di paura. Il guardiano si recò subito con Milon da Andarius. Costui faceva la siesta all’ombra sulla terrazza in compagnia della sua sposa, che ascoltava le melodie monodiche cantate dalla sua schiava egiziana. Lesco annunciò ai suoi padroni l’arrivo del guardiano, che portava una notizia importante. Il vecchio generale si rallegrò di quella distrazione inattesa. Fece un segno con la mano:

«Una notizia importante? Che venga immediatamente!»

Il guardiano e Milon salirono i gradini della terrazza. Milon ripensava alle rose che aveva offerto a Pyrra qualche tempo prima. Il guardiano annunciò con un’aria importante che un leone era stato visto in prossimità dei pascoli. Milon dovette ripetere di nuovo la sua avventura. Anche stavolta non osò raccontare come si era conclusa l’avventura; aveva paura che lo prendessero in giro e non gli credessero, se avesse detto come erano andate le cose. Mentre egli raccontava Lesco, appoggiato ad una colonna non lontano da loro, ascoltava. Pyrra paragonava l’agile Milon, che nei suoi poveri stracci laceri raccontava vivacemente, con i modi goffi del suo schiavo Lesco e continuava a pensare che il pastore di pecore sarebbe stato il suo migliore servitore.

Andarius ascoltava il racconto dello schiavo con interesse crescente e si sollevava sempre di più dal suo triclinio. Gli occhi gli scintillavano come un tempo, quand’era giovane, prima dell’inizio di una battaglia. Nella sua lunga vita era andato spesso a caccia di animali selvaggi con grande passione. In particolare gli era sempre piaciuto catturare animali vivi con trappole o reti e più di una volta aveva portato in corteo trionfale a Roma non solo schiavi prigionieri, ma anche animali selvatici. Così quello che Milon aveva temuto avvenne: Andarius dette l’ordine di preparare un carro per andare a trovare il padrone di una tenuta vicina, che di certo avrebbe avuto piacere di partecipare a una caccia al leone. Forse già il giorno seguente il leone sarebbe stato catturato o ucciso.

Milon raggiunse il suo gregge e si mise a riparare il recinto. Vide Pyrra che andava verso il carro di Andarius e sembrava avere qualcosa d’importante da dirgli prima che egli se ne andasse. Voleva forse dissuaderlo da questa caccia al leone? Il padrone parve acconsentire a quello che gli disse, perché ella prese congedo da lui con gioia e lo salutò al lungo con la mano mentre si allontanava. Dunque non poteva trattarsi della rinuncia alla caccia. Milon avrebbe saputo molto presto quello che si erano detti.

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