Potere dell’ascolto profondo

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Possiamo veramente conoscere un altro uomo solo se accogliamo senza pregiudizi l’intero contenuto dei suoi pensieri e ce ne facciamo compenetrare. Non importa assolutamente se ci risultano giusti o sbagliati: essi trasferiscono parte del suo essere in noi, e solo per questo iniziamo a conoscerlo. Se opponiamo il nostro giudizio ai suoi pensieri, o peggio continuiamo a pensare i nostri pensieri mentre egli vorrebbe trasmetterci i suoi, allora non lo conosceremo mai. Il primo sacrificio (nel senso di fare una cosa sacra) che dovremmo imparare ad attuare è proprio quello di sforzarci di far tacere momentaneamente il nostro pensare per conformarlo alle parole che, come viventi involucri, ci trasferiscono con i pensieri parti dell’interiorità dell’altro, da cui dovremmo farci compenetrare. Dovremmo dirci sempre che con quei pensieri, con quelle parole, qualunque esse siano, attraverso di lui è il Cristo che mi parla: il Verbo. Solo se almeno pochi inizieranno ad attuare ciò, reciprocamente, potrà fiorire di nuovo in questo nostro tragico tempo il colloquio tra gli esseri umani. Il caldo e partecipato colloquio è l’elemento che può sciogliere molti nodi del destino nostro e altrui. Non c’è elemento del nostro karma che non ci colleghi a un altro essere umano: se non impareremo ad ascoltarci, sacrificando il nostro ego almeno momentaneamente, prepareremo sempre di più, ognuno per parte sua, la guerra di tutti contro tutti.

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