Una fiaba per sentirsi più vicini

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UNA FIABA PER SENTIRSI PIÙ VICINI

di Elisa Gaito

(insegnante di prima classe presso la Scuola Waldorf di Villafranca di Verona)

Quando, in queste ultime due settimane, la Prima Classe è rimasta a casa, ho pensato che fosse arrivato il momento di far uscire questa storia dal cassetto … Era nata circa due anni fa, quando i tempi cominciavano ad essere più duri ed io, come tanti, mi chiedevo perché: e se fosse vero che le difficoltà non arrivano per caso, ma col preciso intento di farci crescere e scoprire parti di noi, finora sconosciute? E se fosse una grande occasione per unirci più profondamente di prima?
Forse, leggendo questa storia, per i più grandi sarà facile cogliere il riferimento al momento presente. Ma i bambini di Prima sono rimasti subito colpiti da qualcos’altro: come in molte delle fiabe che hanno ascoltato in classe, anche in questa, è la più piccola e giovane delle protagoniste a salvare tutti, stavolta da un destino buio e freddo.
Perché è così: sono i bambini le nostre vere stelle polari e forse, in fondo in fondo, loro lo sanno. Speriamo allora che, sotto forma di stella, viva in loro la certezza che non smetteranno mai di brillare …
… “basterà ricordare chi sono e di cosa sono capaci”.

STORIA DI UNA STELLA CHE AVEVA FREDDO


Tanto tempo fa vivevano nel cielo miliardi di stelle e tutti, da qualsiasi punto alzassero gli occhi, potevano ammirare la luce che proveniva da ognuna: era una luce molto intensa, il Sole in persona la donava ad una ad una, ogni notte, non appena spariva all’orizzonte.
Ma, un bel giorno, il Sole volle mettere alla prova tutte le stelle del cielo: dopo che fu sceso com’era suo solito, invece di donar loro la sua luce, se ne andò zitto zitto a riposare e attese, sonnecchiando, che qualcosa accadesse.
Nel cielo calò un buio profondo, tutto era silenzioso e freddo. Le stelle se ne stavano lì, immobili e spaventate, non riuscivano a vedere nulla, tantomeno le loro compagne. In mezzo a tutte quelle stelle, ce n’era una piccola piccola, Astrid era il suo nome e per lei il freddo era davvero insopportabile, in quel cielo così grande.
“ Ma perché il Sole non si decide ad arrivare? E dove sono tutte le mie compagne?”
Astrid non voleva arrendersi a quell’oscurità e visto che non sapeva proprio come fare a chiamare il Sole, per consolarsi un po’ si mise a ricordare quando arrivava tanta luce da lui: Ah! Il cielo era pieno di sorrisi, non era affatto silenzioso, ma vi risuonava un coro di voci che cantava la bellezza di ciò che si vedeva da lassù. Adesso ogni stella era sola, senza la certezza che le compagne ci fossero ancora; prima invece si poteva stare anche con gli occhi chiusi, cantare era come tenersi per mano. Così, la piccola Astrid chiuse forte gli occhi per provare a tenersi stretti tutti quei ricordi…
Ma poco dopo si accorse che un po’ di freddo era già passato: aprì gli occhi piano piano e con grande stupore vide che non solo la luce era tornata, ma che veniva proprio da lei! Non era certo calda e intensa come quella donata dal Sole, ma chiara e flebile; però bastò a non farla più sentire sola: infatti, subito un’altra stella apparve accanto a lei! Quest’ultima si stupì molto che una stella piccola come Astrid potesse rischiararla in quell’oscurità così profonda e così la salutò, come si salutano le stelle: “Buona notte piccola stella, ma come sei riuscita a trovare tanta luce?”
Astrid rispose al saluto come aveva imparato dalle sue sorelle: “Sogni d’oro cara amica” e continuò: “Sono felice di averti trovata, ma proprio non saprei dirti come sono riuscita ad illuminarmi. Un attimo prima stavo pensando a quando il cielo era una gran festa e tutte le nostre compagne cantavano con gioia e poi…”
Ma non fece in tempo a finire il suo racconto, che già l’altra stella si era messa a brillare; ed ecco una terza, spenta e infreddolita, si mostrò accanto a loro. Allora fu tutto chiaro: insieme si misero a raccontarsi la gioia di un tempo, dei canti e dei sorrisi, della luce e del calore che le facevano sentire tutte assieme parte dello stesso cielo. E continuarono così, di stella in stella, a riaccendere il cielo con i ricordi. Una dopo l’altra, tutte le stelle si accesero, stavolta della loro luce: bastò ricordare chi erano e di cosa erano capaci! Non ci volle molto perché ricominciassero tutte a cantare, più allegre di prima: di nuovo il cielo si riempì della soave melodia delle stelle, che tornarono a sentirsi unite e a tenersi per mano grazie alla loro voce e alla piccola Astrid, che non aveva mai perso la Speranza.
Il Sole fu svegliato da quei dolci canti che conosceva bene, fece un gran sorriso e tutto soddisfatto si rimise a dormire: era sicuro che le sue amate stelle avrebbero trovato la loro luce.
Così, anche quella notte, il cielo non rimase nell’oscurità: le piccole luci che si potevano vedere non stavano mai ferme, luccicavano per la fatica che ogni stella doveva fare per non perdere quei ricordi e mantenere la luce sempre accesa. Fortuna che cantare dava loro la forza di non spegnersi mai!
Da quel giorno in cielo brillò sempre la luce delle stelle e anche oggi chi è fortunato può alzare gli occhi e vedere il mantello scuro che il cielo indossa di notte, ornato di tante luci tremolanti e, proprio per questo, preziose.

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