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“Pensieri aforistici sull’antropocrazia”

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I sostenitori del’antropocrazia affermano di ispirarsi al pensiero sociale di Rudolf Steiner. Dallo studio attento della sua opera risulta invece  che Steiner ha una posizione critica nei confronti di chi propone soluzioni teoriche simili all’antropocrazia. Ciò è evidente a partire dal suo primo scritto sulla questione sociale (1905),

nel quale si legge:

“Tutta la chiarezza che gli uomini possano mai raggiungere in merito al fatto che questa o quella istituzione siano adeguate allo scopo e possano portare l’umanità alla prosperità alla lunga non può condurre alla meta desiderata, perché anche con un’impostazione del genere l’uomo non potrà acquisire per il lavoro gli impulsi interiori, se dall’altro lato si fanno valere in lui le spinte fondate sull’egoismo.”

(Rudolf Steiner, Scienza dello spirito e questione sociale, par. 37)

E più avanti:

“Alla lunga una teoria del genere non può essere utile a nessuno. Chi propone alle masse questo tipo di teoria, senza dal loro qualcos’altro di spirituale, pecca contro il vero senso dell’evoluzione umana.”

(Rudolf Steiner, Scienza dello spirito e questione sociale, par. 44)

Ipotizzare una riforma del sistema fiscale grazie alla quale assegnare a ognuno un reddito base incondizionato come fa l’antropocrazia, può sembrare un’idea risolutiva e inattaccabile fondata sui principi della triarticolazione sociale, ma non è altro che una semplice teoria; se anche un domani si riuscissero a creare le istituzioni che essa immagina, non si cambierebbe con ciò l’atteggiamento egoistico delle persone e con ciò si sarebbe condannati a vedere fallire la propria impresa. La vera differenza sarebbe data dalla capacità di aiutare le persone a cambiare il loro atteggiamento nei confronti del lavoro, così che esso venga svolto non per soddisfare i propri bisogni e ottenere per sé il più possibile, ma per soddisfare i bisogni degli altri, come viene indicato dalla legge sociale fondamentale:

 

“La salute di una comunità di uomini che lavorano insieme e tanto più grande, quanto meno il singolo trattiene per sé i ricavi delle sue prestazioni, vale a dire quanto più di tali ricavi egli dà ai suoi collaboratori, e quanto più i suoi bisogni non vengono soddisfatti dalle sue prestazioni, ma da quelle dei suoi collaboratori.” (Rudolf Steiner, Scienza dello spirito e questione sociale, par. 39)

 

In conclusione l’insistenza con la quale i promotori dell’antropocrazia affermano di ricollegarsi al pensiero sociale dello Steiner va ricondotta a mio avviso solo alla loro incapacità di intendere correttamente tale pensiero, confondendolo con le proprie convinzioni.

 

Fabio Alessandri



49 commenti

  • Filomena Piras

    Fabio, non sono assolutamente d’accordo con quanto affermi. Innanzitutto l’ antropocrazia non propone soluzioni teoriche, ma è un’ idea che aspetta soltanto la sua realizzazione da parte dell’ uomo. Essa traduce in termini chiari, comprensibili e immediatamente attualizzabili il pensiero di Steiner sulla triarticolazione. Superare l’ egoismo è una libera scelta dell’ individuo quando è posto nelle condizioni di fare questo. Quando il lavoro è staccato dal reddito, cioè quando il reddito per la sopravvivenza è dato da altre fonti, queste fonti sono date dall’istituzione del reddito universale. Solo in questo modo un individuo può esprimere liberamente le sue doti e talenti avendo scelto il lavoro non per sopravvivere ma per una libera scelta che corrisponde ai suoi talenti.
    Con l’ antropocrazia si propone inoltre la decurtazione monetaria, la quale corrisponde anch’ essa a quanto detto da Steiner sulla necessità del deperimento del denaro. L’ antropocrazia è veramente la via d’ uscita da questa situazione di caos sociale, economico e spirituale.
    Continuare a dire che bisogna lavorare affinché l’ uomo non sia più egoista, questo lo trovo sì un pensiero astratto.
    Bisogna andare al di là delle frasi estrapolate dalle conferenze di Steiner e cercare di avere una visione d’ insieme, questa visione non puoi non portare all’ antropocrazia.
    Ti saluto
    Filomena Piras

    • triartis

      Cara Filomena,

      sulla base di cosa affermi che l’antropocrazia sia immediatamente attuabile? Prendiamo ad esempio l’idea di Bellia di eliminare il denaro fisico per gestire il prelievo fiscale direttamente dai conti correnti delle persone: questo provvedimento significherebbe obbligare tutti ad avere un conto corrente presso un istituto di credito, ma le banche sono società private. E come potrebbe questo essere attuato e gestito, vista tra l’altro la dubbia moralità di chi oggi è a capo degli istituti di credito? Non mi sembra cosa immediatamente attuabile, come sostieni tu.

      Inoltre sulla base di cosa credi che se una persona ricevesse il reddito universale, di conseguenza esprimerebbe liberamente le sue doti e i suoi talenti? L’esperienza insegna invece che anche quando le persone vengono messe nella condizione di non doversi preoccupare della loro sussistenza, il loro atteggiamento nei confronti della vita e del lavoro non cambierebbe e questo afferma anche Steiner nel passo che ho citato:

      “Tutta la chiarezza che gli uomini possano mai raggiungere in merito al fatto che questa o quella istituzione siano adeguate allo scopo e possano portare l’umanità alla prosperità alla lunga non può condurre alla meta desiderata, perché anche con un’impostazione del genere l’uomo non potrà acquisire per il lavoro gli impulsi interiori, se dall’altro lato si fanno valere in lui le spinte fondate sull’egoismo.”
      (Rudolf Steiner, Scienza dello spirito e questione sociale, par. 37)

      Infine chi è che continuerebbe a dire che bisogna lavorare affinché l’uomo non sia più egoista?

      Tanti cari saluti e buona giornata!

      Fabio

      • Filomena Piras

        Caro Fabio,
        l’antropocrazia sarebbe immediatamente attuabile se il capo del governo la conoscesse e la facesse propria, introducendo quelle essenziali riforme nell’organizzazione statale che ne costituiscono la sua realizzazione. Per questo c’è una comunità di persone che si impegna per la sua diffusione, le idee ben concepite e giuste per il bene dell’umanità hanno con sè la forza per la loro realizzazione.
        Con l’antropocrazia tutto il denaro cartaceo si trasforma in denaro elettronico e non credo ci siano dubbi sul fatto che le persone siano contente di ricevere, tramite moneta elettronica, il reddito mensile il quale è, fino a 60.000 euro di deposito, superiore alla decurtazione mensile.
        Le persone inoltre, non è che con il reddito diventano automaticamente buone ed altruiste, questo rimane sempre una libera scelta di ciascuno, ma ci saranno le condizioni più idonee perchè l’egoismo, che oggi è forzato, in quanto devo pensare innanzitutto alla mia sopravvivenza, si trasformi. Se non sono obbligato a lavorare per sopravvivere, ho certamente molto più tempo che posso decidere di impiegare nei modi più diversi, anche dando una mano al mio prossimo.
        Ti saluto
        Filomena

        • triartis

          Cara Filomena,

          tu scrivi: “l’antropocrazia sarebbe immediatamente attuabile se il capo del governo la conoscesse e la facesse propria, introducendo quelle essenziali riforme nell’organizzazione statale che ne costituiscono la sua realizzazione.”

          Certo che se il capo di governo facesse proprie non tanto le proposte antropocratiche, quanto le idee della triarticolazione sociale, e fosse capace di intuizione morale, potrebbe introdurre delle riforme sulla base delle sue proprie intuizioni, magari prendendo anche spunto dalla proposta di Bellia, ma adattandola al nostro tempo.

          “Con l’antropocrazia tutto il denaro cartaceo si trasforma in denaro elettronico e non credo ci siano dubbi sul fatto che le persone siano contente di ricevere, tramite moneta elettronica, il reddito mensile”

          Questo sarebbe possibile solo se gli istituti di credito e i sistemi informatici fossero gestiti da persone moralmente ineccepibili. Dove sono tutte queste persone virtuose? La storia anche solo dell’ultimo secolo mostra che non si può credere ingenuamente e aprioristicamente nella bontà dell’Uomo e nel fatto che se messo in condizioni di vita ideali tira fuori il meglio di sé, ma che ci vuole un grande lavoro spirituale per creare le condizioni interiori grazie a cui migliori condizioni esteriori possano essere apprezzate e conservate.

          “Se non sono obbligato a lavorare per sopravvivere, ho certamente molto più tempo che posso decidere di impiegare nei modi più diversi, anche dando una mano al mio prossimo.”

          Solo se hai già la tendenza a fare qualcosa di buono per il prossimo. Chi ha una natura rapace invece non la cambierà per il semplice fatto di avere più tempo per riflettere, ma tenderà a vivere sempre allo stesso modo.

          Cari saluti

          Fabio

      • Stefano Freddo

        Caro Fabio, in merito alle banche, se trai le conseguenze della riforma antropocratica, si giunge al fatto che la finanza speculativa non può più avere spazio, con la decurtazione monetaria periodica. Inoltre le banche non potrebbero emettere moneta a fronte di richiesta di credito, ma solo prestare quella che possiedono, o che chiedono ad altre banche. Inoltre non ci sarebbero norme statali che regolino l’attività bancaria. Anche tu potresti aprire una banca. Basta che presenti la tua attività, ti doti del collegamento con la banca degli italiani per il servizio di accredito del reddito base mensile a coloro che hanno il conto da te e per la corrispondente decurtazione mensile da versare alla banca centrale. La libera concorrenza in tutti i campi è quella che assicura che lavorino quelli che offrono più convenienza ai clienti. Ovviamente uno deve avere il talento di indirizzare i prestiti a persone capaci, imprenditori che li facciano fruttare in produzioni reali, le uniche che possono dare utile e interessi. I guai attuali non sono determinati dall’immoralità della gente, ma da un denaro che è in se stesso ladro, perché non deperisce come le merci, e dal fatto che lo stato vuole regolare tutto senza consentire la libera concorrenza tra i produttori, materiali e spirituali.

        • triartis

          Caro Stefano,

          mi scrivi: “in merito alle banche, se trai le conseguenze della riforma antropocratica, si giunge al fatto che la finanza speculativa non può più avere spazio, con la decurtazione monetaria periodica…”

          Se traggo le conseguenze della riforma antropocratica? Questo equivale a dire: “Come staremmo bene, se qualcuno facesse qualcosa di buono per noi!”
          Il punto non è immaginare cosa succederebbe se qualcuno realizzasse la proposta vagheggiata dall’antropocrazia, ma cosa si dovrebbe fare per realizzarla e che conseguenze avrebbe su tutti. È certo che nel momento in cui qualcuno fosse riuscito a introdurre le riforme auspicate, le cose – almeno per alcune persone – potrebbero prendere un’altra piega, ma le questioni irrisolte rimangono sempre le stesse:

          a) un’idea ha valore solo se nasce nella testa di chi ha i mezzi e le capacità per realizzarla e non conduce a nulla continuare a parlare di un’idea venuta in mente a qualcun altro, che noi non possiamo realizzare, nella speranza che qualcuno la faccia sua. Tutt’al più potrebbe essere di stimolo a chi, avendo mezzi e competenze per realizzare qualcosa di buono, fosse in grado di avere una sua intuizione originale realizzabile nella posizione in cui si trova;
          b) le persone non cambierebbero in meglio per il semplice fatto di avere introdotto riforme simili a quelle che descrivi. Continuare a sostenerlo significa ignorare la differenza che c’è tra impulsi naturali e impulsi spirituali. L’Uomo che segue i suoi istinti naturali non cambia “naturalmente” da sé per il fatto di essere messo in condizioni di vita migliori, ma è necessario un grande lavoro spirituale affinché gli istinti naturali possano essere superati. E solo tale lavoro spirituale è quello che può fare apprezzare delle riforme sociali e può mantenere in vita istituzioni fondate sullo spirito. Questo è ciò che a mio avviso i sostenitori dell’antropocrazia ancora non hanno messo a fuoco.

          • Stefano Freddo

            Caro Fabio, quello che tu certamente non hai compreso, pur avendo ben letto e ripetutamente l’articolo di Steiner da cui hai tratto le citazioni per il tuo articolo, è questo:

            “L’obiezione che chi si dedica alla scienza dello spirito oggi soltanto parla e non agisce, vale altrattanto poco quanto l’altra, che anche le opinioni della scienza dello spirito non sono state ancora sperimentate, che quindi possono rivelarsi grigia teoria come l’economia del signor Kolb. La prima obiezione non vale, perché ovviamente non si può agire se sono sbarrate le vie all’azione. … In questo senso occorrerà attendere con pazienza finché il parlare di chi lavora alla scienza dello spirito avrà fatto capire i problemi a chi ha il potere di agire. Il che avverrà”.

            E’ quello che stiamo facendo noi, caro Fabio. Diffondiamo l’idea con il dichiarato intento di giungere ai resposabili dello Stato. E non per stimolare loro intuizioni, ma perché comprendano il progetto e lo attuino nella sua interezza. Quindi puoi attendere con pazienza finché questo avverrà, se non vuoi collaborare con chi ci sta lavorando, che non sta parlando al vento, ma con individui concreti, dotati pi pensiero, sentimento e cuore.

            La tua seconda obiezione è fuori luogo, perché noi non sosteniamo affatto che in queste condizioni gli uomini diverrebbero automaticamente migliori. Noi sosteniamo che chi ha impulsi morali li potrà attuare, mentre oggi si è impediti di agire liberamente secondo le poprie intuizioni, perché tutta la vita sociale è sottoposta a obblighi imposti dalle leggi dello stato. Per coloro che tendono ad agire non moralmente, l’Antropocrazia prevede appunto il rafforzamento delle funzioni della giustizia e della pubblica sicurezza, che oggi sono assolutamente inadeguate alle esigenze degli individui.

            Non so se tu sia del parere di coloro che contrastano l’Antropocrazia, i quali dicono che prima di attuarla bisogna che gli individui lavorino su se stessi per divenire morali. Questa è una totale illusione, perché nell’attuale situazione, nessuno può lavorare su se stesso in un contesto di continui ricatti sociali e di lotta per l’esistenza.
            Nell’attuale contesto solo pochi riescono a resistere strenuamente a tutti gli ostacoli che vengono posti all’azione morale.

            Chi lavora per l’Antropocrazia riesce a farlo, perché si conquista spazi di libera vita culturale in cui i suoi impegni quotidiani non entrano in nessun modo a condizionarlo. Qui lo stato non ha nessun influsso. E per diffondere le sue idee non ha bisogno di alcuna forma giuridica, di nessuna associazione legalmente riconosciuta in cui inquadrarsi. Agisce puramente da individuo e incontrerà a tempo debito non le istituzioni, ma individui che operano in tali istituzioni.

          • triartis

            Quello che capisco dalla risposta di Stefano è che chi lavora per l’antropocrazia è convinto di lavorare per la scienza dello spirito, secondo l’equazione PENSIERO DI BELLIA = PENSIERO DI STEINER. Semplicemente non condivido questa convizione.

    • Filomena Piras

      Fabio, ti riporto le parole di Steiner a proposito di coloro che come te dicono che gli uomini non sono ancora pronti

      Dal libro Cultura, economia e politica di Rudolf Steiner

      “Ci sono ancora persone che dicono: – sì queste idee sono davvero nobili. Ma oggi come fanno gli uomini ad elevarsi fino a queste idee? – … non c’è bisogno di stare a sindacare quanto maturi o immaturi siano gli uomini, ma occorre dire sempre di nuovo ad alta voce ciò che si ritiene vero e fruttuoso, e poi stare a vedere che gli uomini maturino. Se si fa così, se non ci si stanca di continuare a ripeterlo, gli uomini matureranno prima di quanto farebbero se si continua a rinfacciargli la loro immaturità… e io credo che allora gli uomini potranno maturare in fretta”. pag 304
      “Non si tratta allora di dividere la faccenda in due parti uguali: prima prepariamo gli animi, e poi spunteranno le condizioni auspicabili dal punto di vista sociale. No, si tratta invece di accettare la questione sociale, di cercare di realizzare nella realtà qualcosa come il terreno giuridico autonomo o il terreno culturale indipendente…” pag 165

    • Marco Cappagli

      Fabio, la mia risposta non è un salto di palo in frasca rispetto alle tue considerazioni: al contrario chiarisco il fatto che con le proposte antropocratiche l’ individuo che ha in sé molti bisogni egoistici e vorrà lavorare per guadagnare più denaro avrà le massime e favorevoli condizioni economiche per farlo: un solo prelievo fiscale, piccolo ed ineludibile. Contributi previdenziali, ritenute, Iva, accise, oneri fiscali aggiuntivi legati a burocrazia e certificazioni sparisce.
      Quindi egli può esultare.
      Però imperverserebbe su coloro che non operano sul mercato e forniscono beni non materiali, come la cultura oppure i medici. Ecco che il suo bisogno egoistico viene controbilanciato dall’ istituzione del reddito base da nascita a morte per ogni individuo. Questa istituzione sgancia gli uomini dal ricatto, attualmente, del bisogno di reddito ad ogni costo, dove pur di avere del denaro da spendere si fanno lavori sottopagati. Viene archiviata l’ epoca del rapporto di lavoro tra datore e salariato con un contratto nazionale non negoziabile dalle due parti. Se l’ accordo per la retribuzione viene concordato tra imprenditore e l’ aspirante collaboratore a partire da un reddito base per ciascun cittadino viene meno ogni forma di ricatto economico da una parte o dall’ altra.

      Fiscalità monetaria e reddito base incondizionato per ciascun cittadino da nascita a morte sono quelle istituzioni da istituire per via giuridica, valide per ciascuno senza eccezioni, che hanno da soppiantare le vecchie istituzioni che risentono della concezione dell’ Uomo legata al passato, a condizioni precedenti all’ evento del Golgota.

      Domanda che faccio io a te a fronte degli altri commenti e delle tue risposte fornite loro: Come si possono fondare piccole comunità credendo che esse funzionino senza essersi presi cura prima della propria sfiducia verso l’ essere umano? Non è concesso fidarsi della gente comune e palesare totale sfiducia verso i nostri dirigenti.

  • Enrico voyat

    Caro Fabio Alessandri, è il tuo pensiero che non afferra i contenuti spirituali dell’Antropocrazia.
    È assai indicativo che coloro che si professano portatori sani di pensieri utilizzino una logica Arimanica ( intesa come complimento ferrea) e non si accorgano che la tecnica morale di Bellia fondata su un vero studio della filosofia della libertà abbia conseguito il successo di passare da una fantasia morale ( non teorie) ad individuare una tecnica morale che realizza un pieno ciò che Rudolf Steiner auspicava, cioè la separazione delle tre sfere culturale giuridica ed economica .
    Queste soluzioni non risolvono tutto, non creano il paradiso in terra ma tolgono gli ostacoli esteriori per poter proseguire il percorso evolutivo contribuendo a che si svelino anche per te i veri motivi del rifiuto di tale proposta.
    Enrico
    .

    • triartis

      Caro Enrico,
      dici che la tecnica morale di Bellia ha conseguito il successo di passare da una fantasia morale ad individuare una tecnica morale che realizza in pieno ciò che Rudolf Steiner auspicava. Potresti chiarirmi cosa vuol dire che una tecnica morale viene individuata da una tecnica morale? Mi sembra un bisticcio di parole per me incomprensibile e ti sarei grato se me lo volessi spiegare.
      Inoltre parli del successo conseguito dall’antropocrazia. Di solito quando si parla di successo di un’impresa è perché si è riusciti a portarla a termine, qui però non vedo alcuna realizzazione pratica delle idee di Bellia. Anche qui non capisco cosa vuoi dire. Attendo chiarimenti.

      Buona giornata

      Fabio

    • Enrico voyat

      Continuiamo a cavillare:
      Il bisticcio sul niente; sintetizzando volevo esprimere come ci sia un passaggio dalla fantasia morale di Steiner che ci ha portato la triarticolazione sociale a Bellia che grazie ad una tecnica morale ha individuato delle misure per poterla attualizzare nel mondo attuale .
      Ma In conclusione l’insistenza con la quale Fabio si contrappone all’antropocrazia affermando di ricollegarsi al pensiero sociale dello Steiner va ricondotta alla sua incapacità di comprensione o mancata conoscenza diretta delle misure di Bellia confondendole con le proprie convinzioni.
      Enrico

      • triartis

        Quello che capisco è che Enrico Voyat scambia l’ambito conoscitivo con quello morale, considerando le idee della triarticolazione sociale una fantasia morale, anziché risultati di indagine conoscitiva. Tutto il resto è conseguenza di tale confusione.

  • Micol Lüz

    Caro Fabio Alessandri,

    Grazie per il tuo intervento e per aver sollevato punti critici sull’Antropocrazia. Permettimi di rispondere prendendo spunto dagli scritti di Rudolf Steiner e Nicolò Bellia.

    Prima di tutto, è essenziale comprendere che il pensiero di Steiner, pur riconoscendo le criticità delle soluzioni teoriche, pone un’enfasi sulla necessità di impulsi interiori e spirituali per superare l’egoismo. L’Antropocrazia non ignora questa necessità; al contrario, mira a separare il lavoro dal procacciamento dei mezzi di sussistenza, proponendo un reddito universale dalla nascita alla morte. Questo concetto si allinea con l’idea di Steiner che il denaro non dovrebbe essere un equivalente della forza umana di lavoro ma solo della merce.

    Steiner afferma che “il nesso sociale è sano soltanto se l’uomo può vivere, ma ricevendo il necessario da altre fonti della società.” L’Antropocrazia risponde a questa visione proponendo un sistema in cui il reddito di base incondizionato permetta alle persone di contribuire alla società senza la pressione di guadagnarsi il sostentamento attraverso il lavoro. Questo non elimina l’importanza del lavoro, ma lo trasforma in un’attività non dettata dall’egoismo o dalla necessità economica, ma dall’impulso di contribuire al benessere collettivo.

    Inoltre, riguardo alla critica sull’accumulo di denaro e l’interesse bancario, l’Antropocrazia propone la totale abolizione delle tasse attuali e la loro sostituzione con una decurtazione della massa monetaria. Questa misura impedirebbe la speculazione finanziaria ingiusta e promuoverebbe una circolazione più equa e responsabile del denaro.

    Riconosco che qualsiasi teoria, inclusa quella dell’Antropocrazia, possa sembrare insufficiente se non accompagnata da un cambiamento interiore e spirituale degli individui. Tuttavia, è proprio attraverso queste riforme strutturali che si possono creare le condizioni per un’evoluzione sociale e personale. La proposta antropocratica, infatti, non è solo una riforma economica, ma un invito a ripensare il ruolo del denaro e del lavoro nella società, promuovendo valori di solidarietà e cooperazione.

    L’Antropocrazia non si pone in contraddizione con i principi di Steiner, ma cerca di applicarli in un contesto moderno, rispondendo alle esigenze attuali e ponendo le basi per una società più equa e sostenibile.

    Spero che queste riflessioni possano contribuire a un dialogo costruttivo e a una comprensione più profonda delle proposte dell’Antropocrazia.

    Cordiali saluti,

    Micol Lüz

    • triartis

      Cara Micol,
      sulla base di quali osservazioni affermi che il reddito base trasformerebbe il lavoro “in un’attività non dettata dall’egoismo o dalla necessità economica, ma dall’impulso di contribuire al benessere collettivo”? Cosa vi fa credere che basti dare a tutti un reddito base per trasformare l’interiorità umana? L’esperienza di Robert Owen che Steiner analizza in “Scienza dello spirito e questione sociale” dovrebbe appunto servirci a comprendere che “non serve proprio a nulla voler procurare il pane a ogni singolo componente di una comunità. Dopo qualche tempo le cose si metteranno in modo che di nuovo molti non avranno neppure il pane.” (op. cit. paragrafo 45).
      Ribadisco perciò il mio invito a spiegare sulla base di quali osservazioni sei convinta che basti fornire a tutti i mezzi di sussistenza per ottenere un cambiamento interiore, quando l’esperienza mostra invece come l’abitudine a voler ottenere per sé il più possibile a svantaggio degli altri non viene modificata dal fatto che io abbia i mezzi sufficienti per vivere. Certo è che sarebbe di fondamentale importanza che ognuno ricevesse ciò che gli spetta per il fatto di essere nato su questa terra, su questo possiamo di sicuro concordare, ma la proposta di Bellia a mio avviso non porterà mai a nulla, proprio perché si fonda su una convinzione sbagliata, che poi è la stessa che aveva Robert Owen.

      Cari saluti

      Fabio

  • Marco Cappagli

    Le istituzioni cui fa riferimento Rudolf Steiner sono quelle attuali, in cui lo stato si occupa di legiferare in ambito economico e culturale senza limitarsi a quello giuridico. È necessario che diventi elemento giuridico ( legge ) quanto dall’ ambito culturale, dal tessuto sociale stesso formato da singoli individui, è riconosciuto come diritto favorevole a ciascuno, evitando il varo di leggi incentrate su casi specifici e su categorie particolari. L’ ingerenza statale nelle tre sfere sopra citate è fonte di disordine nei rapporti tra cittadini e tra le nazioni.
    Ad esempio, in tema economico, ritenere di istituire delle misure fraterne di tipo comunitaristico come la cassa comune, dove ciò che ricavo dalle merci prodotte e dai servizi che offro non posso disporne per un’ uso privato diretto ai fini della spesa di cui ho bisogno, porterebbe nel tempo all’ abolizione della proprietà privata ( il denaro che ricavo va in cassa comune, non nel mio portafoglio, le cose che acquisto con un denaro che non è mio allora non mi appartengono perché le merci sono frutto della collaborazione con gli altri, non tanto della mia volontà di fare. ) Su questa via l’ umanità s’incammina in una vita preda di Lucifero, nell’ idealità comunitaria indistinta.
    L’ Antropocrazia al contrario preserva la sacralità della proprietà privata, in quanto l’ amministrazione di un bene da parte di un individuo valorizza sempre quel bene, se ne è capace. Se non è capace cederà il bene alle cure di una persona più in grado di sé. La persona capace riesce in economia ad ottenere il ricavato necessario per soddisfare il proprio bisogno egoistico solo se avrà incontrato il gradimento di chi usufruisce di quel bene, così come nell’ acquisto di merci o usufrutto di servizi. L’ attuale economia si regge già sul principio di fraternità ( vantaggioso rapporto qualità – prezzo, basta pensare ai servizi offerti da multinazionali ) solo che mancano quelle istituzioni giuridiche tali da svincolare l’ essere umano dal compromesso coercitivo del ‘ se non lavoro, non mangio ‘. Ecco la necessità dell’ istituzione di un reddito di base incondizionato da nascita a morte, che libera l’ essere umano dal dover scegliere un lavoro dal compenso modesto e dall’ impegno gravoso. Le multinazionali si troveranno a dover rivedere le attuali condizioni contrattuali che propongono ai loro collaboratori e il collaboratore potrà decidere se accettare o non accettare il contratto proposto senza rischiare di non sopravvivere. A compensare l’emissione elevata di denaro nel circuito economico deve subentrare la morte. La morte colpisce tutti i prodotti naturali e artificiali, tranne il mezzo di scambio che le fa circolare: il denaro. Lo stesso Aristotele, che fù favorevole alla proprietà privata e non pubblica, osservava che il denaro è l’ unico essere non soggetto alla morte. Il denaro ha da perdere il proprio valore attraverso una decurtazione, una tassa che ne faccia lentamente perdere valore quando resta fermo in cassa, non speso. Questa è l’ unica tassa che non grava su produzioni e servizi in economia perché regola solo la fase statica, assicurando invece in fase dinamica allo ‘strumento denaro’ pieno valore. L’ altra misura necessaria è l’ elezione da parte dei cittadini dei propri legali rappresentanti, rispondenti del loro operato ai cittadini stessi e non ad interessi comunitari espressione del potere di minoranze su maggioranze, quali sono gli odierni partiti. È contrario a quanto indicato da Steiner anche infilarsi all’ interno di qualsivoglia movimento politico per fare pubblicità della triarticolazione sociale, in quanto è funzionale esclusivamente all’ ottenimento di visibilità propria.

    • triartis

      Ringrazio le persone che hanno commentato i PENSIERI AFORISTICI SULL’ANTROPOCORAZIA, dandomi così lo spunto per continuare a pensare sulla questione.

      Da quanto ho potuto leggere nei commenti, ognuno intende le parole di Steiner come meglio crede, cosa che non può condurre di certo ad alcuna vera comprensione tra gli individui, né tantomeno alla vera comprensione del pensiero di Steiner. Là dove non c’è accordo – come in questo caso –, dovremmo ricordare che “un malinteso morale, uno scontro è escluso tra uomini moralmente liberi”(Rudolf Steiner, La filosofia della libertà – cap. IX par. 36) e concludere che questo confronto non sta avvenendo tra “uomini moralmente liberi” (se così fosse, non ci sarebbero malintesi). Pertanto siamo di fronte a una bella occasione per verificare in che misura siamo “uomini moralmente liberi”. Come verificarlo? Non certo continuando il confronto a forza di citazioni – il che lascerebbe ognuno fermo sulle sue posizioni –, ma piuttosto mostrando di essere capaci di pensare con la propria testa ciò che hanno detto gli autori a cui ci si vuole riferire. Naturalmente ognuno che senta interesse per quello che stiamo trattando sarà già convinto di pensare adeguatamente la questione. Il punto però, per quanto mi riguarda, non è mostrare di avere ragione, ma lavorare per una comunità di spiriti liberi, ricordando che “se noi due davvero attingiamo dall’idea, e non seguiamo alcun impulso esteriore (fisico o spirituale), allora possiamo solo incontrarci negli stessi sforzi, nelle stesse intenzioni” (ibid.). Perciò vorrei proporre ai miei lettori di affrontare l’argomento in termini problematici, formulando delle domande a cui ognuno potrà rispondere sulla base delle proprie osservazioni e della propria capacità pensante. Spero così di facilitare la riflessione veramente condivisa e il dialogo, per la ricerca di quei punti di contatto che non possono mancare in una comunità di spiriti liberi, alla quale – credo – ognuno di noi vorrebbe appartenere.

    • triartis

      Caro Marco Cappagli, ho letto quanto hai scritto. Puoi chiarirmi cosa c’entra con quello che ho scritto io? Dovrebbe essere un commento, ma non capisco proprio che cosa volevi commentare.
      Cordialmente
      Fabio

  • triartis

    Vorrei porre ai sostenitori dell’antropocrazia alcune domande:

    – sulla base di cosa ritenete che dando a tutti un reddito base incondizionato, i talenti emergerebbero naturalmente e le persone smetterebbero di avere una visione autoreferenziale ed egoistica? Ci sono forse esperienze che mostrano qualcosa del genere?

    – Possiamo concordare sul fatto che le idee della triarticolazione dell’organismo sociale riguardano la conoscenza delle leggi che governano i contesti sociali, che come tali hanno carattere generale/universale, mentre l’antropocrazia presenta una proposta concreta, che riguarda l’agire, la sfera morale, e ha carattere particolare?

    – Se siamo d’accordo che una proposta concreta come l’antropocrazia ha carattere particolare, si dovrebbe anche mostrare come le particolari condizioni sociali nelle quali viviamo consentano l’introduzione concreta delle riforme proposte, il che presuppone una conoscenza approfondita delle leggi che governano attualmente l’ambito che si vuole trasformare e la capacità di trovare in che modo quest’ordine retto da leggi si lasci trasformare in un nuovo ordine. Quanti dei sostenitori dell’antropocrazia conoscono a fondo le leggi che governano attualmente la nostra società, al punto da poter indicare con precisione come si dovrebbe agire per portare avanti le riforme proposte, e quanti invece immaginano solo quello che secondo loro succederebbe, una volta che le riforme fossero state introdotte?
    Per rendere chiara la domanda, immaginiamo qualcuno che sostenesse che un motore ad acqua risolverebbe i problemi dell’inquinamento del pianeta, senza essere in grado di progettarlo, né di indicare nei particolari come questo motore dovrebbero essere costruito. Allo stesso modo i sostenitori dell’antropocrazia parlano di una società nella quale tutti possano avere di che vivere senza dover vendere il loro lavoro, parlando di riforme che però non sono in grado in alcun modo di progettare. Ciò fa dell’antropocrazia una teoria astratta che non porta da nessuna parte.

  • Nino

    Caro Fabio,
    Il reddito base (il quale non va separato dalle altre misure dell’antropocrazia in quanto sono un tutto organico) non si pone il compito di annientare la visione autoreferenziale ed egoistica, ma quella di offrire la possibilità che venga liberata la sfera culturale e spirituale nonché di diventare quella naturale barriera, proveniente dal polo giuridico -statale, in grado di fermare la intrinseca propensione del polo economico a trasformare tutto in merce, compreso l’uomo.

    Detto in altri termini: chiunque e non solo chi ha le attuali possibilità economiche privilegiate, potrà mandare i propri figli ad una scuola Waldorf o scegliere di farsi curare da un determinato medico piuttosto che da un altro.
    Potrà decidere di fermarsi a riflettere.
    Potrà scegliere liberamente una volta formatosi, di svolgere un determinato lavoro per il quale ha una certa spinta interiore e non quel lavoro che ti dà da mangiare.

    Non deve essere lo stato a dirigere il polo culturale con i programmi, e non deve dirigere l’economia attraverso la spesa pubblica, gli incentivi statali, i lavori pubblici e lo spostamento finanziario e delle risorse culturali verso i settori che ritiene utili.
    Il reddito base incondizionato insieme alle altre proposte dell’antropocrazia (che non deve essere smembrata) sono una soluzione a questo.

    Deve sorgere infatti dall’individuo in maniera autonoma l’impulso al lavoro, dal proprio spirito.
    La fraternità non può essere inculcata, sorge spontaneamente come naturale conseguenza della vita economica e diverrà sempre più evidente una volta che sarà eliminata l’illusione del poter accumulare valori nel denaro e una volta spenta l’assurda lotta per l’esistenza!
    È anche per questo che il denaro deve essere soggetto a deperimento.

    ‌Il reddito base inoltre diventa quella “possibilità data a tutti” di sviluppare insieme il lavorare per gli altri e il lavorare per il proprio sviluppo spirituale.

    Se poi metti insieme tutte le misure dell’antropocrazia e usi la facoltà di immaginare cosa avverrebbe nella tua vita e in quella dei tuoi prossimi, potrai capire perché potrebbero emergere i talenti individuali, in un messaggio posso solo darti alcuni spunti:
    -Libertà di scegliere i trattamenti sanitari fin da bambino
    -Libertà di formarsi secondo le proprie (o dei genitori)intime istanze fin da bambino
    -Non sentire il peso di una società della concorrenza spietata attuata per la sopravvivenza (selezione naturale) ma sentirsi supportato in tutto il cammino formativo, qualsiasi esso sia, da tutti gli altri
    -Libertà di esplicare quanto in questo modo si è maturato, sia nella sfera giuridica dove non vi sono vincoli di accesso, a parte il riconoscimento delle qualità morali da parte dei singoli individui (elezione diretta dei giudici), e nella sfera economica dove non occorrono autorizzazioni preliminari, titoli, dove non gravano oneri statali, dove vi sono una gran disponibilità di capitali che aspettano talenti umani, e dove gli unici giudici del tuo operato sono i singoli individui (consumatori).

    Rimane la libera scelta di essere egoisti, perversi e cattivi ma questa scelta non ti dà potere sugli altri uomini e non sarà piu determinata o favorita in alcun modo dai pensieri sociali messi in atto, come avviene nel sistema in cui viviamo.

    Riguardo alla tua seconda domanda direi in maniera per me più corretta che la triarticolazione sociale è l’espressione di pensieri che manifestano le operanti forze che pervadono il corpo sociale. Queste attendono essere riconosciute e l’Antropocrazia è il frutto del pensiero umano che le ha riconosciute!

    Ti invito ad un esame più approfondito dell’antropocrazia, non fermarti ad un giudizio precoce su di essa, medita nel tuo cuore queste soluzioni dopo averle accuratamente studiate e poi esprimi pure i tuoi dubbi.

    Un saluto fraterno!

    • triartis

      Caro Nino,

      mi pare di capire dalle tue parole che credi che basti dare un reddito base a tutti, per metterli in condizione di fare delle scelte diverse da quelle che hanno fatto finora. Immagini ad esempio che persone che hanno mandato i figli alla scuola pubblica grazie al reddito base svilupperebbero un interesse per altre forme di educazione, che deciderebbero di curarsi con la medicina naturale e che potrebbero finalmente decidere di fermarsi a riflettere. Tutto questo semplicemente perché messi nella condizione di non lavorare più per denaro, pagando le tasse in base ai soldi che hanno sul loro conto. Fermo restando che sono un convinto sostenitore della triarticolazione dell’organismo sociale e che perciò non hai da spiegarmi gli aspetti conoscitivi della questione, ritengo che la proposta antropocratica non tenga conto del fatto che persone messe nella condizione di non lavorare per denaro non cambiano per questo automaticamente il loro modo di pensare, sentire e volere. Per aiutare davvero una comunità è necessario aiutarla a trovare una concezione del mondo, non semplicemente un modo per dare a tutti da mangiare. “Non serve cioè proprio a nulla voler procurare il pane a ogni singolo componente di una comunità”. (Rudolf Steiner, “Scienza dello spirito e questione sociale” par. 45).
      Tu scrivi: “Deve sorgere infatti dall’individuo in maniera autonoma l’impulso al lavoro, dal proprio spirito.” Questa tua affermazione ricalca quella di Steiner: “Deve essere creata la possibilità che ognuno compia liberamente quello che è chiamato a fare nella misura delle proprie capacità e forze” (“Scienza dello spirito e questione sociale” par.44). Fino a qui siamo d’accordo, ma se scrivi: “La fraternità non può essere inculcata, sorge spontaneamente come naturale conseguenza della vita economica e diverrà sempre più evidente una volta che sarà eliminata l’illusione del poter accumulare valori nel denaro e una volta spenta l’assurda lotta per l’esistenza!”, ti chiedo sulla base di cosa fai quest’affermazione. La vita economica a cui ti riferisci e che dovrebbe far sorgere la fraternità non è certo la vita economica che le persone vivono oggi (se non in piccole nicchie poco significative per la gran massa), pertanto non si può immaginare che l’erogazione di un reddito base grazie ad una fiscalità monetaria possa cambiare da sé l’economia, né che l’economia attuale possa far sorgere un senso di fratellanza. Dare a tutti un reddito base non significa avere automaticamente e come conseguenza un’economia associativa fraterna. Nè il reddito base porterà da solo le persone a rendersi conto dell’importanza di un’economia associativa, ma solo un lavoro spirituale (che nulla ha a che fare con l’erogazione di un reddito base) potrà risvegliare la consapevolezza prima e la volontà poi per contribuire a un’economia associativa.
      “Se poi metti insieme tutte le misure dell’antropocrazia e usi la facoltà di immaginare cosa avverrebbe nella tua vita e in quella dei tuoi prossimi, potrai capire perché potrebbero emergere i talenti individuali”.
      Non si tratta di immaginare cosa avverrebbe nella mia vita o in quella delle persone che ho vicino, ma cosa avverrebbe nelle persone che sono lontane da me e che sono di gran lunga più numerose di quelle che mi sono vicine. Certo che tra le mie conoscenze molti potrebbero mettere a frutto i loro talenti, ma non basta che io consideri una frazione infinitesimale di umanità, devo pensare anche a tutti quelli che pensano, sentono e agiscono molto diversamente da me; quelle persone, di fronte a un reddito base erogato nel modo suggerito dall’antropocrazia, continuerebbero semplicemente a comportarsi come sono abituate a fare e non farebbero tutte le nobili scelte che tu immagini.
      “Rimane la libera scelta di essere egoisti, perversi e cattivi, ma questa scelta non ti dà potere sugli altri uomini e non sarà più determinata o favorita in alcun modo dai pensieri sociali messi in atto, come avviene nel sistema in cui viviamo.” Tu immagini che chi volesse essere egoista, perverso o cattivo non avrebbe potere sugli altri, per il semplice fatto che ognuno riceverebbe un reddito base con cui può vivere senza bisogno di lavorare? Improvvisamente, non dovendo più io preoccuparmi di lavorare per mangiare, sarei per ciò stesso immune da tutti i condizionamenti e i giochi di potere che viviamo oggi? Io non penso proprio e se i sostenitori dell’antropocrazia ne sono convinti, è perché non hanno osservato come funziona la vita umana.
      “Ti invito ad un esame più approfondito dell’antropocrazia, non fermarti ad un giudizio precoce su di essa, medita nel tuo cuore queste soluzioni dopo averle accuratamente studiate e poi esprimi pure i tuoi dubbi.”
      Sono anni che faccio quello che tu mi inviti a fare; se pensi che il mio sia “un giudizio precoce” sei in errore. I miei dubbi li ho già espressi ampiamente, facendo anche delle domande precise per le quali aspetto risposta. Le mie osservazioni – le ripeto – sono due: credere che le persone cambierebbero il loro atteggiamento sociale solo per il fatto di ricevere un reddito base non si fonda su alcuna osservazione reale dell’animo umano. Le persone al contrario continuerebbero a comportarsi nello stesso modo e le buone istituzioni antropocratiche non potrebbero durare, se le persone che ne fanno parte non fossero interessate a contribuire al loro mantenimento, come succederebbe per la stragrande maggioranza della gente che si troverebbe ad avere un reddito base senza una visione spirituale della vita e del mondo.
      L’altra osservazione è che una proposta operativa ha valore nella misura in cui chi ne è portatore è in grado di lavorare alla sua realizzazione, cosa che non pare sia successa per l’antropocrazia negli ultimi quarantacinque anni. Questo a mio avviso è successo perché Bellia e i suoi seguaci non guardano a come funziona il mondo oggi, ma continuano a immaginare come dovrebbe funzionare domani, formulando pensieri che non hanno la capacità di fare davvero presa sul mondo reale.
      Un caro saluto
      Fabio

  • Nino

    Penso che l’esempio che hai fatto del motore ad acqua non c’entra nulla con l’Antropocrazia.
    Essa è frutto dello studio degli errori commessi nel pensare l’attuale sistema sociale, quindi parte da una “profonda conoscenza” sia dello stato delle cose, leggi comprese, sia delle intime aspirazioni che albergano in seno alla società e che non possono esprimersi.
    Queste sono vagliate da persone esperte e meno esperte, sia dell’Antroposofia che dei campi professionali (giuristi, imprenditori, maestri,ecc…) in un amplio gruppo di studio e da persone come me che individualmente ne riconoscono il valore e portano i loro contributi. Aspettiamo anche i tuoi contributi in merito e non delle sentenze generalizzate come quella del motore ad acqua! 😉

  • Stefano Freddo

    L’Antropocrazia è un progetto completo in tutti i particolari. Quindi non vi è da progettare nulla, ma da realizzare il progetto. Quanti conoscono le leggi che governano la società. Le leggi che governano la società sono quelle della triarticolazione sociale, della separazione delle tre sfere sociali, sulla base della comprensione di come si regola il denaro. Il denaro nasce come reddito base e risorse per la giustizia e poi muore con la decurtazione monetaria. Queste sono le leggi della vita sociale, non certo quelle in vigore oggi. L’Antropocrazia indica che dovranno essere abolite tutte le leggi prescrittive di comportamenti e che saranno mantenuti solo i codici che vietano comportamenti lesivi del prossimo. Questa revisione sarà fatta dai giudici eletti e dai tecnici al loro servizio. L’Antropocrazia indica quali sono le misure tecniche da prendere e Bellia indica anche tutti i passaggi istituzionali per passare dall’attuale situazione a quella nuova. Forse il problema è che non si è letto Bellia attentamente, e che quindi si parla in astratto, piuttosto che chi lavora per l’Antropocrazia parla in astratto.

    • triartis

      Caro Stefano,
      il punto è vedere se un progetto “completo in tutti i particolari” corrisponda a quanto si può effettivamente realizzare.
      (Non capisco il senso della tua frase “Quanti conoscono le leggi che governano la società”. Forse volevi formulare una domanda?)
      Perché affermi che le leggi che governano la società sono quelle della triarticolazione sociale, senza tenere conto che ci sono anche le leggi umane a governare la società? Bisogna pur partire dalla situazione attuale per trasformarla in qualcosa d’altro e non capisco come si possa dire “Queste sono le leggi della vita sociale, non certo quelle in vigore oggi”. Appunto perché oggi ci sono altre leggi in vigore, esse purtroppo determinano la vita sociale e la domanda è come trasformare la società partendo dalle leggi che oggi la regolano in un modo così lontano da ciò di cui avremmo bisogno.
      Come puoi affermare che il denaro nasce come reddito base e risorse per la giustizia e poi muore con la decurtazione monetaria? IL denaro oggi non nasce come dici tu (e lo sai bene). Le cose oggi sono ben diverse e non capisco cosa ti spinga a parlare al presente di una cosa che invece corrisponde a ciò che l’antropocrazia vorrebbe vedere realizzato in futuro, senza considerare la realtà in cui viviamo.
      Guardiamo alla tua frase:
      “L’Antropocrazia indica che dovranno essere abolite tutte le leggi prescrittive di comportamenti e che saranno mantenuti solo i codici che vietano comportamenti lesivi del prossimo”.
      Sarebbe interessante sapere come sia possibile realizzare una tale abolizione, tenendo conto di tutti gli impulsi che vivono nella natura umana. La questione riguarda il cammino che l’essere umano ha da fare per sollevarsi alla condizione di spirito libero, di cui Steiner parla nella “Filosofia della libertà” al capitolo IX, paragrafo 31 e 32. Mi pare che tu (o l’antropocrazia) guardiate alla cima della montagna su cui sarebbe auspicabile arrivare, indicando però un cammino da fare che nessuno sta facendo, né potrà mai fare.
      Il punto perciò non è semplicemente quello di indicare il punto di arrivo, ma di analizzare il percorso da fare per raggiungere la condizione ideale di cui si parla. Dici che Bellia ha indicato tutti i passaggi istituzionali da fare per attuare il cambiamento, ma come mai in quarantacinque anni non è successo nulla di quanto indicato da lui? Non sorge il dubbio che nonostante la sua meticolosità nell’indicare tutto ciò che si dovrebbe fare, il fatto che non sia successo nulla di quello che lui ha descritto indica la mancanza di praticità del suo pensiero?

      Un caro saluto

  • Stefano Freddo

    Caro Fabio, sì, volevo fare una domanda e non sapevo come si corregge il testo una volta inviato. Come ben sai, l’azione morale consta di intuizione dell’idea, poi passa alla fantasia morale, con la quale si forma la rappresentazione della meta. Questa meta sarebbe ciò che tu chiami il tetto. Inoltre si devono conoscere le leggi della vita sociale, in modo da trasformare il campo in cui si vuole operare senza violarne le leggi. La conoscenza di queste leggi è il fondamento del lavoro. L’azione morale parte quindi dal tetto, cioè dalla chiara rappresentazione di ciò che si vuole raggiungere. Ovviamente si tratta del fatto che chi vuole trasformare la vita sociale deve avere ben chiare le sue leggi, che non sono necessariamente le attuali leggi fatte dai governi, e su questa base si rappresenta nei dettagli la trasformazione che vuole ottenere. Come ti ho detto sopra, l’Antropocrazia è precisa in tutti i dettagli, sia in merito alle misure da realizzare, sia in merito ai passi per giungervi.
    Ma a tal riguardo, non sono d’accordo con quello che sostieni, che cioè essa sarebbe un progetto particolare e non universalmente umano. L’Antropocrazia è un progetto che prevede istituzioni nell’ambito del diritto, quindi riguarda ciò che attiene all’uguaglianza, ciò che è generalmente umano. Essa indica il diritto alla vita come base del diritto della proprietà del proprio corpo, da assicurare con il reddito base uguale per tutti. Poi indica la tassa monetaria, che prescrive il dovere del denaro di deperire come le merci, anche questo come unica misura generale e non particolare come le attuali tasse che sono diversificate. Prevede che tutti i cittadini maggiorenni abbiano voce in capitolo in ambito giuridico tramite l’elezione dei giudici, che sono deputati a far osservare le leggi, che hanno carattere generale, che indicano ciò che a nessuno è lecito fare. Indica quindi che lo stato non può legiferare in ambito culturale ed economico, cioè in quegli ambiti che attengono a questioni concrete e particolari, nei quali l’iniziativà individuale deve potersi esprimere liberamente.Da questo principio di diritto deriva l’abolizione di tutte le attuali tasse, dirette e indirette, compresi i contributi previdenziali e delle norme che obbligano le imprese ad adempimenti che gravano sulle produzioni, eliminando così dai prezzi tutti i costi non economici. Il problema della giusta formazione dei prezzi è cardinale nella vita economica.
    Alla tua domanda se noi conosciamo le leggi attuali che regolano la vita sociale e come pensiamo di passare dalle attuali a quelle indicate dall’Antropocrazia, rispondo che tutti conoscono le leggi attuali. Tutti conoscono le tasse attuali, per diretta esperienza. L’Antropocrazia indica la necessità di abolirle interamente e di sostituirle con la decurtazione monetaria periodica. Non si contesta il principio della tassazione, ma lo si modifica, indicando perché le attuali tasse sono dannose e perché la fiscalità monetaria è vantaggiosa, come hanno già spiegato gli amici nei commenti sopra. Così si passa dall’attuale al nuovo.
    Tutti conosciamo l’attuale sistema elettorale, che determina il fatto che la nostra democrazia si fonda sulla lotta per il potere di gruppi sociali contrapposti, e a cascata che dei governanti determinano poi con leggi imposte la scuola dell’obbligo, l’obbligo lavorativo e anche obblighi sanitari. L’Antropocrazia, sulla base appunto di principi giuridici generali, propone il cambiamento del sistema elettorale, passando dall’elezione dei politici a quella dei giudici. I giudici eletti in circoscrizioni locali si occuperanno dell’azione giudiziaria diretta, svolta su istanza dei cittadini danneggiati e non, come oggi avviene, anche su iniziativa d’ufficio da parte del magistrato, indipendentemente da denunce dei cittadini. Si manterranno i codici attuali, che non sono le leggi particolari che operano nel campo culturale ed economico, ma sono le leggi che prescrivono ciò che non si deve fare come lesivo dei diritti altrui. Come ho detto, Bellia indica anche la transizione a questo nuovo corso: Quando i responsabili governativi decideranno di attuare la riforma, viene subito abolita l’attuale tassazione, viene istituita la Banca degli Italiani come servizio di emissione del reddito base e del denaro per la sfera giuridico-legislativa e di riscossione delle entrate da fiscalità monetaria come contropartita per tali emissioni. Viene inoltre fissata la data per l’elezione diretta dei giudici, in un tempo ragionevolmente breve, sei mesi, in modo che i candidati abbiano il tempo di presentarsi agli elettori sul territorio. Si abolisce da subito la scuola obbligatoria e si licenzia tutto il personale pubblico che non si occupi di giustizia e pubblica sicurezza, con adeguata liquidazione. Potranno ovviamente licenziarsi dal settore giuridico coloro che vorranno, dato che dispongono del reddito base. Si mettono in vendita tutte le proprietà statali, che non siano quelle deputate al servizio della giustizia, quindi scuole ed ospedali in primis. I ricavi ottenuti da privatizzazioni andranno nella Banca degli italiani e saranno disponibili per l’estinzione del debito pubblico, estinguibile anche con le risorse che saranno prelevate una tantum dalla massa monetaria generale, dato il raddoppio del potere d’acquisto del denaro conseguente al dimezzamento dei prezzi a seguito della totale detassazione delle attività economiche. Il personale dipendente delle attuali strutture pubbliche, se vorrà continuare la professione, lo potrà fare nel libero insegnamento privato e nella sanità privata. Tutti i lavoratori, in ogni ambito, anche giuridico, stipuleranno contratti individuali di lavoro e spariranno i contratti nazionali, secondo il principio che lo stato non deve legiferare in materia economica. I contratti individuali non appartengono al diritto pubblico, ma a quello privato, e come tali hanno carattere particolare. Assumono valore giuridico in quanto le parti che li hanno liberamente stipulati sono tenute reciprocamente a rispettarli, finché non li cambiano per reciproca convenienza o una parte vuole rescinderli dietro pagamento alla controparte di eventuale risarcimento precedentemente previsto nel contratto stesso.
    Come vedi, il progetto è definito e chiaro. Che io parli spesso al presente deriva dal fatto che mi servo del verbo che sarà usato all’atto della realizzazione da chi metterà nero su bianco la decisione che sarà controfirmata dal presidente della repubblica su proposta dei responsabili del governo. Mi sembra che tu confonda ancora la concretezza con la realizzazione pratica. Un progetto non è concreto quando viene realizzato, ma quando viene pensato in tutti i particolari. La realizzazione deriva poi in seguito, solo se il progetto è chiaro. Non potrà realizzarsi alcuna riforma sulla base di aspirazioni generiche.
    Per la realizzazione noi contiamo sulla divulgazione dell’idea, che facciamo noi attivamente, affinché essa penetri gradualmente nella vita culturale del nostro Paese, e grazie a questo possa giungere alle orecchie di responsabili governativi. Qualcuno di noi ha già avuto e ha contatti in questo ambito, anche se germinali. Confidiamo che giungeranno nuove persone che collaborino a questa iniziativa. Se questo progetto non si è ancora realizzato, non dipende dal suo contenuto, ma dal fatto che non aveva ancora trovato individui dediti ad esso in modo deciso, a parte Nicolò Bellia. Lo stesso era avvenuto con la Triarticolazione di Steiner, che non aveva trovato comprensione tra gli antroposofi, come egli disse il 2 aprile del 1923 a Dornach. Ora questo è avvenuto, Una comunità spirituale ha trovato la comprensione e si sta attivando con lavoro costante di comprensione e testimonianza nei luoghi dove si offre l’occasione.
    Per ultimo rispondo a questa tua domanda: “sulla base di cosa ritenete che dando a tutti un reddito base incondizionato, i talenti emergerebbero naturalmente e le persone smetterebbero di avere una visione autoreferenziale ed egoistica? Ci sono forse esperienze che mostrano qualcosa del genere?”
    Come puoi riconoscere, nel progetto antropocratico vi è l’abolizione dell’obbligo scolastico, determinato oltre che da un principio giuridico di rispetto della libertà, dal venire a cadere della necessità di conseguire una preparazione scolastica certificata dallo stato ai fini della professione, motivata dalla necessità della sopravvivenza. La separazione della cultura dallo stato darà modo che si sviluppino i talenti individuali. Tali talenti risiedono nelle disposizioni che un individuo si porta come frutto delle incarnazioni precedenti e si può essere certi che esistono. Si può anche avere la certezza che la mancata regolazione dei rapporti umani da parte di norme esteriori, lascerà libera azione agli incontri di destino, che avvengono anche oggi, ma dai quali si può trarre poco di positivo data l’intromissione della legge nei liberi rapporti individuali, educativi, lavorativi e perfino familiari e privati.
    Ma l’obiettivo della triarticolazione non è che di punto in bianco gli individui smettano di essere autoreferenziali ed egoisti. Diveniamo autoreferenziali quando siamo costretti a preoccuparci continuamente della nostra sopravvivenza. Nel momento in cui questo viene a cessare, possiamo finalmente iniziare a vivere con serenità gli eventi e le esperienze. Possediamo la percezione dei sensi e sotto questo aspetto non possiamo essere autoreferenziali, perché il mondo entra di continuo in noi. Possediamo il pensare che non è affatto autoreferenziale, perché esso dimentica se stesso mentre si dedica agli oggetti di osservazione. In una libera vita spirituale si può essere certi che si giunga ad una conoscenza in cui si conquista un legame sempre più profondo e fecondo tra se stessi e il mondo. Ma anche nella vita economica purificata dal bisogno della sussistenza l’egoismo è escluso.
    Non si ha alcun diritto di verificare con una specie di esame di coscienza preventivo se l’impulso al lavoro sia egoistico o altruistico. Chi lo potrebbe fare? Un tribunale delle coscienze? Per cominciare distinguiamo il profitto dall’egoismo. Profitto non è egoismo. Un’attività lavorativa che non ottenga un profitto, non può reggersi. E che si ottenga profitto servendo i bisogni altrui è insito nella stessa economia della divisione del lavoro. Oggi il profitto si ottiene più facilmente con l’economia finanziaria, nella quale si guadagna senza far nulla. Questo profitto sarà reso impossibile dalla decurtazione monetaria periodica. La contemporanea eliminazione delle tasse e degli oneri statali sulle aziende farà sì che si potrà guadagnare bene solo lavorando, mentre ora le aziende faticano a reggersi. Quindi, al di là che il motivo di chi lavora sia il guadagno personale, esso sarà conseguito solo mettendosi al servizio dei bisogni dei consumatori e in nessun altro modo si potrà conseguire denaro, oltre al denaro per il diritto alla vita. Si potrebbe rubando, ma in tal caso ci sarà una giustizia rapida ed efficiente a reintegrare i diritti violati e a fare da deterrente per i comportamenti illeciti. Che un’azione mossa anche da desiderio egoistico porta poi come risultato un beneficio sociale, questo è il modo in cui si trova una via sociale per uscire dall’egoismo. Steiner, nell’articolo Scienza dello spirito e problema sociale, non dice che si devono trovare uomini non egoisti, ma “che si devono cercare uomini che trovino la via per uscire dall’egoismo”. Noi li stiamo cercando diffondendo l’Antropocrazia, che è la via non per smettere di essere egoisti, ma per trovare una via sociale che permetta a chi vuole di uscirne, perché la condizione sociale lo favorisce. E questo non significa rinnegare l’egoismo personale. il desiderio personale, come tu ben sai, non generico, ma rivolto a determinati “oggetti del desiderio”, è ciò che dà valore alla vita umana individuale. Il desiderio di conoscenza porterà gli individui a dedicarsi alla cultura. Col reddito base lo potranno fare. Il desiderio di giustizia porterà ad impegnarsi nel diritto, a candidarsi come giudici o a lavorare nelle forze di sicurezza pubblica. Il desiderio di guadagno, svincolato dalla sopravvivenza, porterà a cimentarsi nell’economia come produttori e imprenditori, quindi come benefattori sociali, che producono merci e servizi di qualità a prezzi sempre più vantaggiosi per tutti, data la libera concorrenza sul mercato. Il mercato diventa gioco, competizione positiva, senza rischio di perire se si perde.
    Tutto ciò può essere riconosciuto col pensiero pratico prima ancora di vederlo realizzato concretamente. Come risponde anche Steiner nell’articolo citato a chi afferma che bisogna prima provare a realizzare qualcosa per vedere se funziona, i contenuti della scienza dello spirito, che derivano dall’osservazione della vita, si possono sperimentare nel pensiero prima ancora di realizzarli. Su questo si basa il normale metodo di progettazione in tutti i campi. Conoscendo le leggi di quel campo, si sa che un progetto ben elaborato funzionerà certamente. Si tratterà solo di metterlo a punto all’atto dell’attuazione.
    E’ necessario convincersi senza ombra di dubbio che l’Antropocrazia è perfetta dal punto di vista delle sue leggi, ma anche da quello dei risultati che si otterranno certamente come conseguenza delle precise misure proposte. Solo quando si arrivi ad una tale certezza si possono poi muovere le forze di volontà per lavorare alla sua attuazione. Da qui il lavoro individuale di comprensione che come l’azione morale, deve nascere da un libero impulso, da un desiderio che diventa bisogno vitale per il singolo.

    • triartis

      Caro Stefano,
      prima di entrare nel merito del tuo intervento (che di necessità mi costringe a scrivere a lungo, nella speranza che i nostri lettori abbiano la pazienza di leggere e la capacità di capire cosa stiamo dicendo), vorrei un chiarimento; hai scritto:
      “Come ben sai, l’azione morale consta di intuizione dell’idea, poi passa alla fantasia morale, con la quale si forma la rappresentazione della meta. Questa meta sarebbe ciò che tu chiami il tetto.”
      Questa meta io la chiamo tetto? Dove avrei detto una cosa simile?
      Ma veniamo alle cose più importanti, cioè alla distinzione tra concetto conoscitivo e concetto morale e alla triade intuizione morale, fantasia morale e tecnica morale. Se io devo trasformare con la mia azione una certa situazione, devo sviluppare i concetti conoscitivi che mi consentono di comprendere ciò che esiste e i concetti morali che mi consentono di agire efficacemente per trasformare l’esistente. La situazione che mi propongo di conoscere è uguale per tutti e di conseguenza i concetti che io devo trovare per comprenderla sono gli stessi per tutti. In questo senso la conoscenza che posso sviluppare ha carattere universale, generale ed è la stessa per tutti, se prescindiamo dalle interpretazioni che ognuno ne può dare dal suo punto di vista personale. Abbiamo la possibilità di incontrarci con gli altri trovando i concetti corrispondenti alle percezioni, che per tutti sono gli stessi.
      Diverse sono le cose quando dobbiamo agire. Se siamo in grado di sollevarci fino al gradino dell’intuizione morale, agiremo in un caso particolare seguendo la nostra intuizione, che come tale non ha valore generale come il concetto conoscitivo, ma ha valore individuale, particolare. Guardando le cose da questo punto di vista possiamo superare la morale kantiana, che dice: agisci in modo che i principi che stanno a fondamento della tua azione siano validi per tutti gli uomini. Riassumendo: la conoscenza ha valore generale, mentre l’azione ha carattere particolare.
      Nel momento in cui vogliamo agire a partire da un’intuizione morale, dobbiamo essere capaci anche di tecnica morale e di fantasia morale. La tecnica morale si distingue dalla semplice conoscenza delle leggi che governano uno o più fenomeni, in quanto aggiunge a tale conoscenza anche la capacità di trasformare la realtà nel rispetto delle sue leggi. Questa tecnica trova la sua espressione in azioni concrete (pensiamo a un Tesla che costruisce un dispositivo per trasmettere l’elettricità a distanza a costo zero, o a un Rolando Pelizza che costruisce la macchina di Majorana per trasmutare la materia) a fronte di una fantasia morale: le azioni concrete mediante le quali la mia intuizione morale viene realizzata nel rispetto delle leggi di quella parte di mondo che voglio trasformare vengono immaginate grazie alla fantasia morale.
      Riportando questi concetti al tema che ci sta a cuore, affermare che la triarticolazione sociale è una fantasia morale di Rudolf Steiner (come fa Enrico Voyat) è sbagliato, in quanto Steiner si limita a comunicare risultati conoscitivi che come tali hanno valore universale, e lascia libero ognuno di porre questa conoscenza a fondamento delle sue proprie intuizioni morali (individuali). Nella proposta di Bellia (e di conseguenza nella testa dei suoi sostenitori) la sfera conoscitiva e quella morale si confondono, così che chi la promuove non è in grado di distinguere gli elementi conoscitivi (universali) presenti in essa da quelli morali (individuali) e continua perciò a perorare una causa che non può portare a nessuna realizzazione pratica, perché confonde l’universale con il particolare. Questa mancata distinzione delle due sfere è messa in evidenza dalle tue parole:
      “non sono d’accordo con quello che sostieni, che cioè essa sarebbe un progetto particolare e non universalmente umano”.

      In altri termini l’antropocrazia non fa da un lato che ripetere le verità della triarticolazione dell’organismo sociale, dall’altro aggiunge ad esse una proposta che ha come conseguenza di sollevare l’individuo dal compito di concepire le sue proprie intuizioni morali. In tal modo il sostenitore dell’antropocrazia ripete il pensiero di Bellia senza sapere come portarlo a compimento, rinunciando alle proprie intuizioni morali, grazie alle quali potrebbe portare la sua azione concreta all’interno della comunità a cui appartiene. Meglio sarebbe continuare a studiare e a parlare di triarticolazione dell’organismo sociale e contestualmente trovare delle azioni da compiere sulla base di intuizioni proprie, che realizzino il buono là dove ognuno è chiamato a vivere e a operare. Ricordo qui le parole di Steiner:
      “Ovunque questa legge si presenta, ovunque qualcuno agisce conformemente a essa, per quanto gli è possibile dal posto nel quale si trova nella comunità umana, viene conseguito qualcosa i buono, anche se nel singolo caso ciò avvenga in piccolissima misura.” (Scienza dello spirito e questione sociale, par. 47)

      Che i tuoi discorsi poi non possano avere alcuna conseguenza pratica risulta a me chiaro da quello che scrivi di seguito:

      “chi vuole trasformare la vita sociale deve avere ben chiare le sue leggi, che non sono necessariamente le attuali leggi fatte dai governi, e su questa base si rappresenta nei dettagli la trasformazione che vuole ottenere.”
      Perché non bisognerebbe considerare le leggi attuali fatte dai governi? Forse che esse non regolano la nostra vita? E forse che il mondo è rimasto quello che era nel 1979, quando Bellia ha pubblicato “La via d’uscita”? Fa parte della tecnica morale conoscere le leggi umane alle quali, volenti o nolenti, siamo sottoposti. Se vuoi far valere le leggi sociali che non dipendono dall’arbitrio umano (come ad esempio la legge sociale fondamentale), devi anche sapere quali sono le leggi che stanno seguendo oggi le persone per poterle trasformare. Non conoscere le leggi del mondo in cui voglio operare significa non poter operare. Se qualcuno vuole trasformare il mondo oggi, deve conoscerlo per quello che è oggi, non affidarsi a progetti datati che si riferiscono ad altri momenti storici e – per di più – non sono mai stati realizzati.
      Poi scrivi:
      “Alla tua domanda se noi conosciamo le leggi attuali che regolano la vita sociale e come pensiamo di passare dalle attuali a quelle indicate dall’Antropocrazia, rispondo che tutti conoscono le leggi attuali. Tutti conoscono le tasse attuali, per diretta esperienza.”

      e più avanti:

      “Tutti conosciamo l’attuale sistema elettorale”.

      Come puoi affermare che tutti conoscano le leggi attuali, che tutti conoscano l’attuale sistema elettorale? Tutti conoscono – forse – cosa le leggi attuali impongono, nel caso particolare nel quale ognuno si trova. Ma conoscere le leggi vuole dire studiarle e sapere cosa prevedono per i casi che non ci riguardano direttamente, come esse regolino la vita di chi vive in condizioni del tutto diverse dalle nostre. Ritenere che tutti conoscano le leggi attuali semplicemente non corrisponde ai fatti, è indice di superficialità e non costituisce argomento valido.
      “Come ti ho detto sopra, l’Antropocrazia è precisa in tutti i dettagli, sia in merito alle misure da realizzare, sia in merito ai passi per giungervi.”
      Le misure da realizzare non possono non tener conto delle leggi che sono in vigore oggi; per questo per portare avanti un progetto realizzabile, bisognerebbe conoscere a fondo le leggi in vigore oggi, cosa che di certo Bellia non può fare, ma che dovrebbero fare i suoi seguaci, così da non ripetere semplicemente le sue parole, ma parlare delle proprie conoscenze e delle proprie intuizioni. Non conoscere le leggi del mondo in cui voglio operare significa non poter operare.
      “Come vedi, il progetto è definito e chiaro.”
      Quello che vedo è che non abbiamo lo stesso concetto di “progetto”. Tu intendi “quello che noi ci auguriamo che avvenga in generale in futuro”, mentre io intendo “quello che determinate persone hanno intenzione di realizzare in particolare in un luogo e in un tempo preciso”. Avendo concetti così diversi per lo stesso termine è chiaro che non è possibile intendersi. Se invece si riconoscesse l’importanza di diffondere la conoscenza delle idee della triarticolazione sociale e di agire individualmente sulla base della propria conoscenza, si potrebbero aiutare molte persone ad avvicinarsi ad un approccio realmente intuitivo alla vita, così che ognuno cerchi di realizzare le proprie intuizioni là dove la vita lo ha posto, senza sostituirle con intuizioni di altri, pensando erroneamente che abbiano valore universale.
      Un caro saluto
      Fabio

      • Stefano Freddo

        Caro Fabio,
        come puoi affermare che “In altri termini l’antropocrazia non fa da un lato che ripetere le verità della triarticolazione dell’organismo sociale, dall’altro aggiunge ad esse una proposta che ha come conseguenza di sollevare l’individuo dal compito di concepire le sue proprie intuizioni morali”? Cioè vorresti dire che con l’Antropocrazia attuata gli individui, essendo liberi di pensare e decidere della loro vita, non concepiranno più idee morali? O vuoi forse dire che l’individuo che propone l’Antropocrazia ripete a pappagallo la proposta di Bellia e quindi non ci mette nessuna intuizione e azione propria per realizzarla?

        Allora: l’Antropocrazia non vuole instillare alcuna moralità nelle persone. La triarticolazione, come l’Antroposofia, non mira a condizionare gli esseri umani, ma vuole che siano ciò che sono. La tirarticolazione non regola gli uomini, ma ciò che è esterno all’uomo, le istituzioni, le leggi.

        La fondamentale legge sociale è come il teorema di Pitagora e vale per la vita sociale con la stessa necessità ed esclusività come una legge di natura vale per un determinato campo della natura. Quindi qui non siamo nel campo dell’azione morale individuale, ma in quello scientifico generale. Solo che in questo campo scientifico generale vi è compresa anche la conoscenza dell’uomo in generale, ma non in generale da eternità ad eternità, ma del nostro tempo. Quindi si tratta di riconoscere, come affermano le costituzioni e i diritti dell’uomo, che ogni individuo ha diritto a sicurezza economica, sicurezza giuridica e libertà culturale. Anticamente gli individui non avevano queste esigenze e le antiche forme sociali erano giustificate.

        Quindi queste esigenze sociali non rientrano nel campo dell’azione particolare individuale, ma nel campo della conoscienza scientifica generale e come tali non possono avere interpretazioni soggettive.
        Quindi, affermare che la triarticolazione si può realizzare in piccolo come azione morale individuale non è corretto.
        Ma ovviamente per realizzare nel diritto questa proposta universalmente umana, bisogneà pure che qualcuno compia delle azioni individuali. Quindi qui siamo nel campo dell’azione morale, dell’intuizione morale, della fantasia morale e della tecnica morale.

        Quello che ho appena scritto si riassume in queste parole di Steiner:
        ““La quantità delle idee attive in noi, il contenuto reale delle nostre intuizioni, è costituito da ciò che di tutta l’universalità del mondo delle idee ha preso in ciascun uomo una forma individuale. In quanto questo contenuto intuitivo agisce sulle azioni, esso costituisce la potenzialità morale dell’individuo. Lasciare svolgere tale potenzialità è la molla morale più alta e nello stesso tempo il più alto motivo di coloro che intendono come tutti gli altri principi morali convergano alla fine in questa potenzialità. Questo punto di vista può chiamarsi individualismo etico”.

        Noi crediamo umilmente di essere tra coloro che si impegnano per realizzare le condizioni che lascino svolgere le potenzialità morali di ogni individuo sulla terra, senza impedimenti esterni. Lavoriamo perché si affermi l’individualismo etico. E questo ideale è al contempo la più alta molla e il più alto motivo morale.

        • triartis

          In sintesi la questione che riemerge sempre di nuovo nei commenti dei sostenitori dell’antropocrazia – a quanto mi è dato capire – è la confusione che fanno tra sfera conoscitiva e sfera morale e che li porta ad essere graniticamente convinti di quello che sostengono. Ho provato a chiarire tale differenza, ma inutilmente. Non resta forse altra possibilità che un confronto su ciò che scrive Bellia, visto che quanto ha scritto Steiner in FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ sembra non aiutare a fare la distinzione indicata.

        • triartis

          Caro Stefano,
          hai scritto:
          “vorresti dire che con l’Antropocrazia attuata gli individui, essendo liberi di pensare e decidere della loro vita, non concepiranno più idee morali? O vuoi forse dire che l’individuo che propone l’Antropocrazia ripete a pappagallo la proposta di Bellia e quindi non ci mette nessuna intuizione e azione propria per realizzarla?”
          Delle due la seconda.
          Cari saluti
          Fabio

          • Stefano Freddo

            Caro Fabio, la tua risposta è a dir poco sorprendente. Tu non partecipi alle nostre iniziative e dici che non ci mettiamo alcuna intuizione e azione per realizzare l’Antropocrazia? Questa tua affeermazione non merita alcuna risposta.
            Ti saluto

          • triartis

            Caro Stefano, mi sono trasferito a Verona nel 2018 per partecipare alle vostre iniziative, tu lo sai bene. Se non partecipo più è per i motivi che ho ampiamente esposto e parlo sulla base di quello che ho sperimentato frequentandovi.
            Cari saluti
            Fabio

      • Stefano Freddo

        Caro Fabio,
        per precisare ancora meglio, l’Antropocrazia parte dalla conoscenza scientifica delle esigenze fondamentali dell’uomo del presente e dalla conoscenza scientifica della realtà del denaro, ma oltre a ciò indica anche le misure tecniche per realizzare le adeguate istituzioni. Ad esempio: il denaro non può che essere emesso secondo i criteri indicati e che debba deperire è una legge come quelle di natura. La tecnica realizzativa può variare, può essere denaro cartaceo datato, oppure valuta elettronica e la scelta per la seconda è per semplicità tecnica e anche per motivi di sicurezza. Che i giudici debbano essere eletti dai cittadini direttamente e periodicamente è una necessità che risponde alle esigenze obiettive della giustizia. Si può poi opinare sulla durata del mandato, oppure se tutti i giudici debbano essere eletti oppure alcuni nominati da quelli eletti.

        Infine ti chiedo: hai letto le mie risposte? Stai cavillando sulle mie parole ma vedo che non prendi in considerazione la realtà della proposta. Quando dico che tutti conosciamo le leggi, significa che tutti conosciamo i principi giuridici fondamentali. Bellia dice che nessun cittadino, e ti assicuro nemmeno i giuristi, conoscono tutte le leggi. Ma ciascuno può giudicare della giustezza di una sentenza, conoscendo la situazione e il verdetto del giudice. Su queste basi si eleggono i giudici, sulla diretta esperienza della pratica giudiziaria. Non è necessario che io prenda visione di tutti le decine di migliaia di leggi per proporre una riforma. Ho scritto che ci sono i codici. Non li conosco tutti, ma so che essi indicano ciò che nessuno può fare, quindi difendono i diritti contro atti illeciti. Ho detto che tutte le leggi che regolano il campo culturale e quello economico vanno abolite. Sei d’accordo con questo? Oppure pensi che lo stato debba regolare la scuola, la sanità, l’economia, le professioni?

        Se l’Antropocrazia sarà decisa dai governanti, saranno d’accordo anche loro. Non è che devo andare a convincerli dopo che l’hanno votata. Ho detto che sarà compito di giudici una volta eletti, coi tecnici del diritto da essi scelti, di procedere a questa revisione delle leggi. E sappiamo che così quasi tutte saranno eliminate, sulla base del criterio su indicato, su mandato dei responsabili governativi che approveranno la riforma. Magari la nostra amica che insegna diritto all’università e che vuole l’Antropocrazia darà loro una mano. Magari l’altro amico, ufficiale della finanza e responsabile del settore tributi a livello internazionale aiuterà nella procedura per la decurtazione monetaria volta all’estinzione del debito secondo i modi e i tempi più opportuni in base alla conoscenza dei diversificati titoli del debito pubblico e dei rapporti con gli altri stati. Non è che ho la sfera di cristallo e posso sapere chi e quando si occuperà di queste questioni tecniche e quali governanti decideranno di attuare l’Antropocrazia. Sono fiducioso che se ci impegniamo per come è possibile ora, si apriranno possibilità nuove e verranno incontro le persone più adatte per completare l’opera. Tu credi che il destino aiuta gli audaci? Io sono certo che nel mondo spirituale prima di nascere ci siamo incontrati, noi che lavoriamo per l’Antropocrazia, per realizzarla sulla terra in questa vita e sono anche certo che in un pochi abbiamo iniziato e molti altri stanno aspettando il momento in cui toccherà a loro contribuire, anche se ancora non lo sanno.
        Poi, dopo la riforma, le leggi non le faranno più i politici, ma il collegio dei legislatori, giudici anziani eletti per tre mandati. E il processo di revisione legislativa, sulla base delle esigenze dei cittadini, continuerà a proseguire nel tempo e a perfezionarsi con la pratica della giustizia. Il singolo cittadino può andare dal suo giudice di competenza e proporre leggi o modifiche di leggi. Il parlamento i partiti, il governo, saranno aboliti.
        Il proseguimento della vita sociale deriverà da quello che gli incontri umani e le iniziative individuali determineranno.
        A presto

        • triartis

          Caro Stefano,
          hai scritto:
          “Infine ti chiedo: hai letto le mie risposte? Stai cavillando sulle mie parole ma vedo che non prendi in considerazione la realtà della proposta.”
          Certo che ho letto quello che hai scritto. Quello che tu chiami “cavillare sulle parole” è prendere sul serio quello che scrivi, l’unica cosa che mi pare valga la pena di fare. Il motivo per cui non mi dilungo a parlare della proposta di Bellia l’ho già spiegato: perché confonde ambito conoscitivo e morale. Provo a esprimerlo con parole più comprensibili: parlare alla gente di cose che la gente non può fare è una perdita di tempo.
          Comunque continuerò a leggere Bellia e a chiederti spiegazioni in merito a quello che lui scrive.
          Cari saluti
          Fabio

          • Stefano Freddo

            Caro Fabio,
            parlare alla gente di cose che la gente non può fare è una perdita di tempo? Quindi la conoscenza di un’idea non conta nulla? Quindi anche la storia non serve a nulla, perché ciò che si studia è già accaduto e non sono cose che si possono fare.
            Infine non capisco perché ti leggi Bellia. Interessarsi a un’idea che giudichi irrealizzabile è un totale nonsenso.
            Ti saluto

          • triartis

            Caro Stefano, mi pare che continui a confondere la sfera conoscitiva con quella morale. Ne ho scritto abbastanza nei commenti precedenti, perciò non mi dilungo.
            Non capisci perché leggo Bellia? Per conoscere a fondo il suo pensiero, anche se non lo condivido. Cosa ci sarebbe di insensato in questo?
            Cari saluti
            Fabio

  • Enrico voyat

    Caro Fabio l’Antropocrazia è come un uovo di colombo e una volta compresa la tecnica non ci vogliono anni e anni di studio della filosofia della libertà per accorgersi della possibilità di una applicazione dei suoi principi nella realtà attuale.
    Il tuo discorso sul non vedere applicazioni pratiche mostra le tua sfiducia verso le idee e la relazione che queste anno con la realta.
    Per chiarirti cosa intendo passare da una fantasia morale di Rudolf Steiner che trova la triarticolazione sociale come rimedio per i mali sociali e la tecnica morale che Bellia applica nell’elaborazione dell’Antropocrazia è sufficiente leggere senza pregiudizi il libro di Bellia, leggersi Rudolf Steiner verificare dove eventualmente si contraddicono.
    Ti rispondo nonostante il tuo vistoso errore nel formulare la domanda in cui nomini due volte la tecnica morale e non credo che tu possa avere compreso così male come sembrerebbe dalla tua risposta.
    Confondere il progetto antropocratico verificabile sul piano del pensiero, che parte dalle necessità degli esseri umani che vivono nelle condizioni del presente, con la sua attuazione pratica è come confondere il progetto di una casa pensata per le necessità della famiglia che la abiterà con la successiva costruzione della casa che richiede un piano dei lavori determinato dalle leggi di natura che richiedono comprensione conoscenza e capacità realizzative. Per il progetto serve un architetto per la costruzione una serie di maestranze capaci di realizzare il progetto.
    Non vedere la casa leggendo il progetto è una incapacità superabile con l’immaginazione. Il tuo senso pratico vorrebbe abitare le stanze disegnate in scala?
    Enrico

    • triartis

      Caro Enrico,

      ti rispondo punto per punto, citando le tue parole.

      “l’Antropocrazia è come un uovo di colombo e una volta compresa la tecnica non ci vogliono anni e anni di studio della filosofia della libertà per accorgersi della possibilità di una applicazione dei suoi principi nella realtà attuale.
      Il tuo discorso sul non vedere applicazioni pratiche mostra le tua sfiducia verso le idee e la relazione che queste hanno con la realtà.”

      Questi sono tuoi giudizi sull’antropocrazia e sulla mia incapacità di comprenderla (soprassiedo sull’accenno allo studio di anni della Filosofia della libertà, che potrebbe risultare offensivo e non contribuisce al confronto di idee). Ti invito a lasciare da parte i giudizi di valore che creano solo animosità e dare invece dei contributi di pensiero.

      “Per chiarirti cosa intendo passare da una fantasia morale di Rudolf Steiner che trova la triarticolazione sociale come rimedio per i mali sociali e la tecnica morale che Bellia applica nell’elaborazione dell’Antropocrazia è sufficiente leggere senza pregiudizi il libro di Bellia, leggersi Rudolf Steiner verificare dove eventualmente si contraddicono.”

      Per quanto riguarda lo studio del libro di Bellia, mi sto applicando. Questo tuo chiarimento però mi mostra come il problema nasca dal modo di intendere ciò che Steiner chiama intuizione morale, fantasia morale e tecnica morale. Mi pare che ci si debba confrontare su questo, se si vuole giungere a qualcosa di positivo. Ritengo tu sia in errore nel considerare la triarticolazione sociale di Steiner un frutto di fantasia morale e la proposta di Bellia tecnica morale. Scriverò più avanti qualcosa al riguardo e lo aggiungerò ai commenti.

      “Ti rispondo nonostante il tuo vistoso errore nel formulare la domanda in cui nomini due volte la tecnica morale e non credo che tu possa avere compreso così male come sembrerebbe dalla tua risposta.”

      La tecnica morale l’hai nominata tu due volte, creando un bisticcio logico. Rileggi quello che hai scritto e vedrai che mi attribuisci un errore che hai fatto tu.

      “Confondere il progetto antropocratico verificabile sul piano del pensiero, che parte dalle necessità degli esseri umani che vivono nelle condizioni del presente, con la sua attuazione pratica è come confondere il progetto di una casa pensata per le necessità della famiglia che la abiterà con la successiva costruzione della casa che richiede un piano dei lavori determinato dalle leggi di natura che richiedono comprensione conoscenza e capacità realizzative. Per il progetto serve un architetto per la costruzione una serie di maestranze capaci di realizzare il progetto.”

      Cosa vorrebbe dire “confondere il progetto con la sua attuazione”? Se “ la successiva costruzione della casa richiede un piano dei lavori determinato dalle leggi di natura che richiedono comprensione conoscenza e capacità realizzative”, l’architetto che la progetta deve conoscere tali leggi di natura, deve avere comprensione e conoscenza delle capacità realizzative necessarie alla costruzione della casa stessa, altrimenti quando le maestranze si mettono al lavoro non riescono a realizzare il progetto e la casa non può essere costruita. L’antropocrazia a mio avviso è paragonabile al progetto di un architetto che pensa solo ai bisogni di chi abiterà la casa e non si è preoccupato delle conoscenze tecniche disponibili in quel momento, ottenendo così come effetto di entusiasmare i futuri abitatori della casa, che passeranno il resto della loro vita ad aspettare che venga costruita. Nonostante continuiate ad affermare che Bellia conosce benissimo tali leggi, vi faccio notare che quello che viveva l’Italia nell’anno in cui Bellia pubblicò il suo libro è totalmente diverso da quello che stiamo vivendo oggi e che perciò non è possibile continuare a sostenere oggi un progetto scritto quarantacinque anni fa, in quanto il mondo è molto cambiato e le conoscenze di questo mondo pure. Quello che rimane invariato sono le idee della triarticolazione sociale che hanno carattere unniversale, quello che deve cambiare è il progetto da realizzare, che proprio per il suo carattere particolare non può rimanere lo stesso nel corso dei decenni.

      “Non vedere la casa leggendo il progetto è una incapacità superabile con l’immaginazione.”

      Altro inutile giudizio sulla mia presunta incapacità di immaginare ciò di cui parlate.

      “Il tuo senso pratico vorrebbe abitare le stanze disegnate in scala?”

      Ho spiegato sopra cosa mi dice il mio senso pratico.

      Per finire ti chiedo cortesemente, nel caso tu voglia continuare a commentare, di lasciare da parte ciò che contribuisce solo a scaldare gli animi (giudizi di valore su cose e persone) e a limitarti a dare contributi di pensiero, sui quali potremo continuare a confrontarci.

      Cordialmente

      Fabio

      • Enrico

        Caro Fabio, sono andato a rileggere tutti i commenti e il bisticcio di parole a cui tu alludi c’è solo nella tua risposta al mio commento. Io parlo di individuare una tecnica morale ( quella di Bellia) partendo dalla fantasia morale ( quella di Rudolf Steiner nella sua triarticolazione sociale). Tu invece mi chiedi come si possa individuare una fantasia morale da una fantasia morale bisticciando con la lettura del commento e perdendo il senso del discorso .
        Successivamente nella tua risposta cita la superatezza della proposta di Bellia scritta più di 40 anni fa… E che la situazione attuale è molto cambiata…
        Al che mi sorge un dubbio, ma tu hai letto il libro di Bellia?
        E le successive migliorie che si trovano in logica e attuazione dell’Antropocrazia?
        Perché da quello che scrivi sembrerebbe che non ti sia affatto noto.
        La situazione attuale è cambiate esattamente come Bellia aveva indicato senza Triarticolazione sociale l’avvento della moneta elettronica e della sempre più clamorosa inferenza dello stato unico negli ambiti culturali ed economici rendono le “idee” si Bellia sempre più attuali realizzabili e necessarie.
        Il proseguo del dibattito al di là delle animosità che tu vedi e simile ad una discussione da Bar dove sono tutti commissari tecnici su qualsiasi argomento solo per il fatto di disporre della facoltà dell’intelletto.
        Per una scambio serio e per scrivere degli aforismi sull’antropocrazia mi sembrerebbe il minimo conoscere quello di cui si vuole parlare.
        Anche in questa occasione mi sembra si ripresentano gli antichi fantasmi di chi criticava l’antroposofia avendo letto i libri di chi la commentava e non direttamente conoscendo gli argomenti.
        Buon proseguimento io mi fermo qui nei commenti perché mi sembra di giocare a cavillare per difendere le proprie scelte che non hanno a che fare con i contributi essenziali che l’Antropocrazia pone in osservazione.
        Enrico

        • triartis

          Caro Enrico,

          nonostante ti abbia risposto punto per punto, invitandoti a leggere attentamente quello che tu stesso hai scritto, non solo non hai trovato il bisticcio di parole che ti ho segnalato, aggiungendo altre imprecisioni (“Tu invece mi chiedi come si possa individuare una fantasia morale da una fantasia morale bisticciando con la lettura del commento e perdendo il senso del discorso”), ma di tutto quello che ti ho scritto in risposta al tuo commento non fai parola alcuna, preoccupandoti solo di domandarmi se ho letto l’opera completa di Bellia e concludendo con dei paragoni che significano in buona sostanza: “non perdo tempo a parlare con te, perché non sai neanche di cosa parliamo”. E questo lo vorresti chiamare confronto? È così che aiuti gli altri a comprendere l’antropocrazia? Ignorare quello che ti ho scritto, o leggerlo male, non riuscire a vedere quello che tu stesso hai scritto, formulare solo giudizi senza entrare nel merito di nulla, ma rimandando solo ai testi di Bellia? E concludendo con le parole:
          “Per una scambio serio e per scrivere degli aforismi sull’antropocrazia mi sembrerebbe il minimo conoscere quello di cui si vuole parlare. Anche in questa occasione mi sembra si ripresentano gli antichi fantasmi di chi criticava l’antroposofia avendo letto i libri di chi la commentava e non direttamente conoscendo gli argomenti.”
          Ho tentato un confronto spassionato, ma purtroppo vedo che lo rifiuti dandomi per giunta dell’incompetente e buttando tutto sul personale, formulando giudizi che vanno solo a tuo discapito. Pazienza!

          Tanti auguri
          Fabio

          P.S.

          Per amore di precisione mi limito a riportare per l’ultima volta le tue parole, riguardo al bisticcio che tu hai fatto, che non sei riuscito a trovare e che hai attribuito a me.

          Ecco cosa hai scritto:

          “sono andato a rileggere tutti i commenti e il bisticcio di parole a cui tu alludi c’è solo nella tua risposta al mio commento.”

          Il bisticcio c’è nella mia risposta, perché c’è nel tuo commento. Si vede che non hai letto bene quello che hai scritto. Te lo riporto di nuovo:

          “la tecnica morale di Bellia [ha] conseguito il successo di passare da una fantasia morale (…) ad individuare una tecnica morale…”

          Ecco il passo completo del tuo commento:

          “È assai indicativo che coloro che si professano portatori sani di pensieri utilizzino una logica Arimanica ( intesa come complimento ferrea) e non si accorgano che la tecnica morale di Bellia fondata su un vero studio della filosofia della libertà abbia conseguito il successo di passare da una fantasia morale ( non teorie) ad individuare una tecnica morale che realizza un pieno ciò che Rudolf Steiner auspicava, cioè la separazione delle tre sfere culturale giuridica ed economica.”

          Se finalmente riesci a vedere cosa hai scritto, potrai anche capire la mia richiesta:

          “dici che la tecnica morale di Bellia ha conseguito il successo di passare da una fantasia morale ad individuare una tecnica morale che realizza in pieno ciò che Rudolf Steiner auspicava. Potresti chiarirmi cosa vuol dire che una tecnica morale viene individuata da una tecnica morale?”

          Ma nel rispondermi prendi di nuovo un abbaglio e mi scrivi:

          “Tu invece mi chiedi come si possa individuare una fantasia morale da una fantasia morale bisticciando con la lettura del commento e perdendo il senso del discorso.”

          Il senso del discorso me lo perdo perché tu non riesci ad esprimerlo. Le spiegazioni te le chiedo perché per me queste frasi sono prive di significato e probabilmente volevi dire qualcosa che nella stesura del testo non è emerso.

  • Stefano Freddo

    Caro Fabio,
    quello che è curioso in rapporto a queste esemplificazioni su progetto e costruzione, è che Nicolò Bellia, era contemporaneamente matematico, inventore, progettista, costruttore. Ma non era solo costruttore edile in quanto direttore dei lavori. Ha ristrutturato casa sua con le sue mani, facendo il muratore, l’idraulico, l’elettricista. Comunque attendo con pazienza la tua risposta alle mie risposte. Buona giornata.

    • triartis

      Caro Stefano,
      rispondere al tuo contributo precedente richiede un po’ di tempo, vista la sua lunghezza, ma rispetto a questa tua piccola osservazione vorrei farti una domanda: dicendo che Bellia era matematico, inventore, progettista, costruttore e ha ristrutturato casa sua con le sue mani facendo il muratore, l’idraulico, l’elettricista, vorresti forse implicitamente intendere che aveva anche le competenze per concepire un progetto sociale?

  • Stefano Freddo

    Caro Fabio, voglio dire che è un uomo di chiaro pensiero e anche pratico della vita. E certamente ha più competenze di tutti noi, dato che avendo fatto l’imprenditore anche in ambito di opere pubbliche, conosce bene sia il mondo economico direttamente, sia tutti gli aspetti giuridici connessi. Inoltre è innegabile che conosce bene l’Antroposofia e che leggendo i suoi scritti si vede la sua competenza nel campo del diritto. Anche in rapporto alla gestione della viabilità stradale propone un sistema consortile che parte dai proprietari di immobili con un sistema decisionale che indica con termini tecnici che devo ancora approfondire, ma che mostra una competenza che si è spinta fino nei dettagli. Quindi, invece di trarre conclusioni astratte sul fatto che non è detto che sia competente in materia sociale e senso pratico di costruzioni, si tratta di prendere coscienza dei risultati del suo lavoro. Una cosa è certa: senza il suo lavoro non avrei compreso il processo monetario e l’organicità sociale. Ti posso dire che anch’io credo di essere divenuto competente su questi temi, e lo so per certo, avendo trovato grazie a Bellia i giusti concetti, che poi si ritrovano pari pari in Steiner, come ho mostrato nel mio libro. Ho parlato con alcuni sedicenti economisti laureati ed esperti e so per certo che sono ignari delle vere leggi sociali e non sanno cosa sia il denaro. Quindi, che credenziali deve uno presentare per dire di essere competente in un campo? I titoli riconosciuti? Comunque che l’attuazione dell’Antropocrazia porti naturalmente e immediatamente all’autonomia delle tre sfere sociali non può essere contestato e non comprendo perché di fronte a questo si vanno a cercare soluzioni altre, che non riescono affatto a raggiungere questo scopo, nemmeno in piccoli progetti, che non possono non tener conto dell’ingerenza statale in tutte le attività umane.

    • triartis

      Caro Stefano,

      poiché affermi che Bellia “è un uomo di chiaro pensiero e anche pratico della vita”, vorrei farti alcune domande su un passo del suo primo scritto che non comprendo:

      “L’esistenza di un certo numero di Esseri Umani, privi di risorse economiche, e quindi in balia delle incertezze della vita, ha mobilitato la volontà riparatrice di coloro che avevano una forte coscienza della disumanità di tale situazione e li ha portati a sviluppare tutte le iniziative sociali concretatesi nell’assetto in mezzo al quale stiamo vivendo. (Nicolò Bellia, “La via d’uscita” – Cap. I par. 5)
      Come può Bellia affermare una cosa simile? L’assetto sociale in cui viviamo non è determinato solo dalla “volontà riparatrice di coloro che avevano una forte coscienza della disumanità” della situazione in cui vivevano “un certo numero di Esseri Umani privi di risorse economiche”, ma anche da soggetti la cui volontà non è affatto rivolta a rimediare alle ingiustizie sociali, ma a perpetrarle sempre più. Perché ignorare tali forze contrarie?

      Bellia poi continua:

      “Se sulle intenzioni, che hanno mosso le forze sociali, si può concordare completamente, non altrettanto si può dire circa i metodi adottati per raggiungere lo scopo. Di tale fatto oggi hanno preso coscienza le varie forze politiche e sociali, e ciascuna di esse si affanna a dimostrare che la colpa principale delle disfunzioni è da attribuire alle parti avverse.”
      Mi pare di capire che secondo Bellia tutte le varie forze politiche e sociali cercano di rimediare alle ingiustizie sociali. Se è così, come dobbiamo chiamare quelle forze che cercano invece di rendere l’uomo schiavo? Forze antipolitiche e antisociali? Tenendo conto anche delle forze che si oppongono alla realizzazione di misure a favore dell’umanità, Bellia vorrebbe sostenere che queste ultime non contribuiscono a determinare l’assetto sociale nel quale viviamo? E come si può credere che sia sufficiente parlare di una supposta “soluzione”, perché si creino i presupposti per la sua realizzazione e che le forze antisociali vengano superate? E poi le varie forze politiche e sociali di quale fatto avrebbero preso coscienza?
      Qui non si tratta di cavilli, ma della comprensione di quello che Bellia scrive. Il prosieguo del dibattito non è (come ha scritto Enrico Voyat) “simile ad una discussione da bar dove sono tutti commissari tecnici su qualsiasi argomento solo per il fatto di disporre della facoltà dell’intelletto”, ma tiene conto che “per uno scambio serio e per scrivere degli aforismi sull’antropocrazia” è necessario “conoscere quello di cui si vuole parlare.”
      Cari saluti
      Fabio

      • Stefano Freddo

        Caro Fabio,
        la risposta è semplice. Steiner ci indica, come tu sai, che è ora di smetterla di fare l’equazione: ricco=sfruttatore. Quindi ti invito ad osservare la tua convinzione che ci siano, tra coloro che sono attivi nell’economia, volontà perverse di fregare il prossimo. Altro discorso vale per le logge occulte che vogliono mantenere il loro dominio sull’umanità.

        La prima frase di Bellia che hai citato si puà esemplificare nella rivoluzione socialista di un secolo fa che ha cambiato l’assetto sociale mondiale. E’ stata mossa dal desiderio di migliorare le condizioni dei poveri. Queste rivendicazioni sono state poi accolte nelle socialdemocrazie, che sono oggi in atto in tutti i paesi democratici. Dell’esigenza della solidarietà sociale tutte le forze politiche hanno preso coscienza. Nella seconda frase citata si parla dei metodi sbagliati che sono stati adottati allo scopo, cioè l’attuale fiscalità. Ho spiegato molto chiaramente anche nel mio libro che le tasse attuali, specialmente quelle sui redditi con aliquota crescente, esprimono quella convinzione ricco=sfruttatore. Quindi, più guadagni e più devi essere punito con l’aumento dell’aliquota fiscale. Si vede il guadagno come intrinsecamente immorale.
        Queste misure sociali si fondano sull’odio e questo è confermato da quello che dice Bellia alla fine della seconda citazione. Ognuno vede nella parte avversa le responsabilità dei mali. L’attuale sistema democratico si fonda sull’odio di una parte contro l’altra.
        Bellia invita a non cercare colpevoli, ma errori da correggere. Quindi l’eliminazione delle attuali tasse nate dall’odio e ritornate indietro nei prezzi verso coloro che hanno creduto di farsi giustizia colpendo i ricchi, elimina lo strumento dell’odio e l’istituzione della fiscalità monetaria realizza la giustizia, la parificazione tra economia delle merci ed economia monetaria. E il reddito base universale sostituisce tutto l’attuale assistenzialismo fondato su un sistema fiscale che determina la morte dell’economia. E l’abolizione delle attuali istituzioni, partiti, governo e parlamento, toglie di mezzo lo strumento politico dell’odio

        Il ricco, ci dice Steiner, sarebbe più contento di arricchirsi senza che altri debbano soffrirne. Con l’Antropocrazia questo è possibile. Anzi, non sarà possibile arricchirsi in altro modo che lavorando per il prossimo.

        Ne approfitto per farti notare che questi pensieri sono concreta intuizione morale e la loro diffusione è azione morale. Giusto per non continuare a parlare in astratto.

        Un caro saluto
        Stefano

        • triartis

          Caro Stefano,

          rispondo al tuo ultimo commento:

          “La risposta è semplice. Steiner ci indica, come tu sai, che è ora di smetterla di fare l’equazione: ricco=sfruttatore. Quindi ti invito ad osservare la tua convinzione che ci siano, tra coloro che sono attivi nell’economia, volontà perverse di fregare il prossimo.”

          Confesso che mi sfugge totalmente il nesso tra l’equazione ricco = sfruttatore (che tra l’altro non appartiene al mio modo di pensare) e la convinzione che mi attribuisci “che ci siano, tra coloro che sono attivi nell’economia, volontà perverse di fregare il prossimo” e che io dovrei rivedere. Io prendo atto del fatto che tra coloro che sono attivi nell’economia ci sono persone che guardano solo ai propri interessi o a quelli del loro gruppo, che non solo non hanno alcuna consapevolezza dei bisogni degli altri, ma che con il loro operato contribuiscono significativamente a determinare il disastroso assetto sociale del presente. Gli esempi non mancano: imprenditori che sfruttano i lavoratori per ottenere il proprio profitto e gruppi di potere che agiscono secondo principi che sono il contrario di quelli a cui tu fai riferimento. Queste persone non le dobbiamo considerare nel momento in cui vogliamo cambiare la società? Io non parlo di volontà perverse che intenzionalmente vogliono “fregare il prossimo” (per quanto esse comunque esistano), ma di persone che spinte dal loro egoismo agiscono determinando un assetto sociale malato. Voi dite che basterebbe dare a tutti un reddito universale per cambiare le cose, io sono convinto che sarebbe invece un fallimento, se non si offre allo stesso tempo una visione spirituale del mondo e della vita. Questo lo aveva già detto Steiner in “Scienza dello spirito e questione sociale”, dopo avere considerato l’esempio di Robert Owen.

          Poi continui:

          “La prima frase di Bellia che hai citato si può esemplificare nella rivoluzione socialista di un secolo fa che ha cambiato l’assetto sociale mondiale. E’ stata mossa dal desiderio di migliorare le condizioni dei poveri. Queste rivendicazioni sono state poi accolte nelle socialdemocrazie, che sono oggi in atto in tutti i paesi democratici. Dell’esigenza della solidarietà sociale tutte le forze politiche hanno preso coscienza.”

          Di quale rivoluzione socialista parli? Un secolo fa si stava preparando quanto è sfociato nella seconda guerra mondiale e nel Terzo Reich di Hitler. A parte questo chiarimento, affermare che le rivendicazioni sociali per migliorare le condizioni dei poveri siano state accolte e siano oggi in atto in tutti i paesi democratici fa sorgere la domanda: quali sono questi paesi democratici? Non dico quei paesi che vengono chiamati democratici, ma quelli che lo sono davvero. Lo studio dell’attuale situazione geopolitica mondiale lascia molto perplessi rispetto a quanto affermi.
          Io poi non metto in dubbio quanto dici sull’aumento dell’aliquota fiscale con l’aumentare del reddito, così come non metto in dubbio tante altre cose giuste scritte che Bellia riprende da Steiner. Quello che ho fatto ripetutamente presente (e che nessuno dei commentatori pare avere colto) è che parlare di reddito base, di fiscalità monetaria e di elezioni popolari dei giudici ha senso in una prospettiva conoscitiva generale, ma che quando si vuole passare all’azione concreta bisogna indicare le misure particolari da prendere qui e ora per realizzare la propria idea, non continuare a parlare in termini generali dicendo “quando avremo questo e quell’altro ci saranno queste e quelle conseguenze sociali”, senza guardare alle reali condizioni in cui si vuole operare.
          Ti segnalo inoltre che in quello che hai scritto non trovo risposta alle mie domande:

          “Mi pare di capire che secondo Bellia tutte le varie forze politiche e sociali cercano di rimediare alle ingiustizie sociali. Se è così, come dobbiamo chiamare quelle forze che cercano invece di rendere l’uomo schiavo? Forze antipolitiche e antisociali?”

          In conclusione (perché non ho intenzione di ripetere all’infinito quello che penso, soprattutto quando poi i commenti continuano a ignorare la distinzione che segnalo) quello che vedo è che i sostenitori dell’antropocrazia sono fermamente convinti di fare una proposta concreta e attuabile, che a mio avviso non è né concreta, né attuabile e non tiene conto delle condizioni in cui viviamo. Forse qualcuno continuerà a scrivere per dimostrarmi il contrario; io da parte mia mi limiterò a leggere Bellia per comprendere sempre meglio il suo pensiero e il mio e sottoporre eventualmente ai lettori alcuni dei suoi passi.
          Un caro saluto
          Fabio

  • Marco Cappagli

    Non è concesso avere sfiducia verso l’ essere umano per chi si occupa di Scienza dello Spirito, questo intendo.
    Un saluto,
    Marco

  • Delia

    “Chi ha una natura rapace invece non la cambierà per il semplice fatto di avere più tempo per riflettere, ma tenderà a vivere sempre allo stesso modo.”
    Questo pensiero è contrario all’Antroposofia, in quanto l’essere umano è un essere in divenire, cioè può modificarsi

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